Analisi delle affermazioni tecniche sull'Ufo di Crosia

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  • 10-03-2003
  • di Roberto Marmo
Crosia è un paese in provincia di Cosenza. Il 30 maggio 1987, alle ore 22.00, un centinaio di persone si recano in una chiesetta perché due adolescenti dicono di comunicare con la Beata Vergine; quando i ragazzi escono dallo stato di estasi annunciano un segno della presenza della Madonna. I testimoni dicono di vedere in cielo uno strano punto luminoso.

Un signore registra un filmato con una videocamera portatile. I mass-media diffondono subito la notizia e il filmato sostenendo, senza dubbi, l'ipotesi dell'avvistamento sensazionale di un Ufo.

Il filmato presenta un cielo notturno con un punto luminoso che si gonfia fino alla forma mostrata nella fig. 1 per poi ritornare velocemente alle dimensioni iniziali.

L'ufologo Gilles Munsch analizzò questo filmato e altri simili; affermò che le forme di Crosia erano dovute soltanto alla struttura meccanica che realizza lo zoom mostrata in fig. 2. Si nota subito la somiglianza tra la forma dell'anello a sinistra e la forma di Crosia. Queste forme nascono quando ci si approssima alla zoomata massima, in cui il diaframma automatico è completamente aperto e sta per terminare la messa a fuoco.

Patrick Ferryn e altri ufologi hanno fatto esperimenti con varie luci e videocamere, riuscendo a ricreare le stesse forme viste a Crosia e notate anche in altri avvistamenti. I dettagli e altre immagini interessanti sono riportati su UFO - Rivista di informazione ufologica del Centro Italiano Studi Ufologici n. 11, luglio 1992 e reperibili anche su Internet:www.arpnet.it/ufo/ r11crosa.htm.

L'ufologo Corrado Malanga ha analizzato con il computer il filmato e ha scritto un articolo pubblicato sul Giornale dei Misteri n. 202, agosto 1988 pp. 3-5, sostenendo l'ipotesi ufologica: "Prodotto di una tecnologia aeronautica del tutto estranea a quella nota". Questo articolo presenta molte affermazioni tecniche discutibili; per controllarle ho acquisito in formato digitale il filmato e ho provato a ripetere i suoi esperimenti. Purtroppo l'articolo non descrive i programmi e le tecniche numeriche impiegate, rendendo complicato controllare le sue misurazioni.
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Il cosiddetto UFO di Crosia


Egli afferma: "Tale oggetto è illuminato da una fonte esterna non visibile ma localizzata sulla destra", ma nel filmato non ci sono punti di riferimento stabili e utili per descrivere le luci presenti.

Malanga afferma: "Non esiste uno zoom così rapido in nessuna telecamera da far allontanare l'immagine dell'oggetto con la elevatissima velocità presente", mentre proprio la struttura dello zoom ha alterato l'immagine.

Altra affermazione: "Rapidi spostamenti dell'oggetto, che in alcune sequenze sembrano decisamente a velocità di molto superiore a quella del suono [...] in un ristretto angolo visuale", ma non si può determinare velocità e spostamento del punto perché non ci sono punti di riferimento stabili o con velocità nota, e occorre considerare che l'operatore può non tenere ferma la videocamera.

L'analisi al computer di questo filmato non consente di determinare misure in metri del diametro e dello spessore dell'oggetto, perché non ci sono oggetti di misura nota come paragone.

L'autore nota la somiglianza tra le forme di Crosia e quelle degli Ufo avvistati da Kenneth Arnold nel 1947; è un confronto sbagliato perché non è stato fatto con i disegni di Arnold, bensì con una ricostruzione fantasiosa e drammatizzata di una rivista.
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La struttura dello zoom di una videocamera
Concludendo, l'analisi al computer di un'immagine digitalizzata può fornire informazioni utili, ma occorre molta attenzione e l'impiego di programmi e conoscenze tecniche molto specifiche e non certo improvvisate.

Questo caso, come tanti altri, dimostra che una immagine non è una prova valida perché:

1. possono esserci errori e deformazioni ottiche nella fase di ripresa;

2. può essere facilmente modificata col computer;

3. la percezione visiva umana non è perfetta e può creare illusioni ottiche.

Roberto Marmo