Il cavallo e l'unicorno

Il ruolo del prestigiatore nella ricerca sul paranormale

Lo scrittore di fantascienza Lester Del Rey aveva l'abitudine di rilasciare dichiarazioni dal tono autorevole su qualunque argomento, dall'enologia all'onomanzia.

Aveva una tale faccia tosta che sui propri biglietti da visita era impressa una singola qualifica: "Esperto". E sospetto che, su richiesta, egli fosse in grado di provare questa affermazione.

Tutti, nella vita quotidiana, abbiamo bisogno del consiglio di un esperto, sia a livello personale che professionale. Mi è accaduto che il mio dentista, per quanto molto esperto e di grande esperienza, si sia allontanato per telefonare a un collega e chiedere delucidazioni su un qualche aspetto della sua professione - mentre io ero disteso sulla sua poltrona con la bocca piena di tubicini, batuffoli di ovatta e attrezzi vari. Ma ho rispetto per la sua esigenza e la sua saggezza nel chiedere ad altri consigli per operare più efficacemente.

Una considerazione: forse qualche lettore avrà faticato a riconosce le parole "enologia" e "onomanzia" che ho utilizzato prima. Per risolvere questo piccolo problema, ci si può rivolgere a un dizionario. Non bisogna sentirsi dei sempliciotti per fare questo semplice gesto. Molte persone profondamente istruite e intelligenti hanno sempre a disposizione dizionari grossi, esaurienti e consumati dall'uso. Tali strumenti di consultazione - rendendoci conto che sono necessari - ci permettono di vivere e lavorare più efficacemente.

Una volta, un bambino andò alla biblioteca pubblica e chiese al bibliotecario un libro sui pinguini. Gli fu dato un libro, lui se lo portò via, e ritornò il giorno appresso. Il bibliotecario gli chiese se il libro fosse stato utile al suo scopo. "Questo libro - rispose il ragazzino - mi ha detto sui pinguini più di quello che avevo bisogno di sapere". Ovviamente, è necessario avere discernimento nel cercare e accettare un parere esperto. Non è necessario conoscere la vita di Henry Ford per aggiustare un carburatore. Senza consultare un manuale, però, una simile riparazione diventa una serie di prove ed errori, quando invece potrebbe avere una procedura lineare.

I parapsicologi hanno certamente necessità di un aiuto esperto. Venendo spesso coinvolti nella progettazione e nella esecuzione di esperimenti per l'ESP, la precognizione, la psicocinesi e altre improbabili, ma non impossibili, capacità, si trovano a volte di fronte soggetti umani in grado di imbrogliarli eludendo i controlli e dimostrandosi più furbi di loro; questi studiosi trattano con fattori sui quali non hanno precedenti esperienze e sono perciò osservatori comprensibilmente inesperti in questo campo. La parapsicologia è piena fino al collo di esempi di questo problema, e si tratta di una questione tuttora rilevante nella ricerca sul paranormale.

Negli anni venti, quando Joseph Bank Rhine introdusse il metodo statistico nel nuovissimo campo della parapsicologia, gli scienziati ortodossi erano in grado tuttalpiù di esprimere la propria disponibilità a considerare le affermazioni dei sensitivi. Ma il drammatico impatto con realtà assolutamente nuove, come ad esempio il piegamento dei cucchiai, si dimostrò fin troppo allettante per alcuni incauti parapsicologi e per un esercito di ferventi dilettanti. Essi intravidero la prospettiva di vincere premi Nobel indagando sulle sconvolgenti rivelazioni di individui che sembravano esibire meravigliose abilità sovrannaturali, e abbandonarono così i metodi statistici e sistematici introdotti e caldeggiati da Rhine, anche se, in realtà, egli stesso fu piuttosto abbacinato da esibizionisti particolarmente dotati. Membri molto qualificati dell'élite parapsicologica cominciarono a rumoreggiare per ottenere il ritorno allo studio dei "soggetti dotati" (argomento che garantisce immediata gratificazione, migliore copertura dei media, e naturalmente contributi economici governativi e privati). Tutto ciò riportò il movimento indietro di decine di anni.

Ma a quel punto, anche il lavoro di Rhine cominciava a perdere il proprio lustro. Alcuni critici mostrarono come le sue conclusioni fossero tutt'altro che scontate e si vide che i suoi protocolli non solo erano stati superati, ma non erano neppure sufficientemente accurati per impedire una quantità di trabocchetti ormai noti. Ai nostri giorni, si guarda al lavoro di Rhine come a qualcosa di concepito a fin di bene ma condotto in maniera approssimativa. Lui era il pioniere, e commise quel tipo di errori inevitabili in qualunque nuova area scientifica.

Il "Progetto Alfa"

Nel 1978, convinto della necessità di riportare i parapsicologi alla realtà con una bella scossa, avviai un esperimento chiamato "Progetto Alfa". Per anni avevo sollecitato i parapsicologi a riconoscere che la consulenza esperta di un prestigiatore professionista è una componente assolutamente necessaria nel progettare esperimenti nei quali sussista l'eventualità di un deliberato imbroglio, sia da parte del soggetto sia da parte dello sperimentatore.

Questo messaggio era stato ignorato. Diversi ricercatori avevano esplicitamente dichiarato che (per citarne uno) "gli illusionisti non devono essere incaricati di condurre esperimenti!". Ovviamente, io non avevo suggerito questo, e mi dichiarai entusiasticamente d'accordo. Credevo fermamente allora, e credo ancora oggi, che la partecipazione di un prestigiatore in qualunque sfida scientifica debba essere limitata al ristretto quanto importante ambito della consulenza.

A quell'epoca, avevo in archivio le lettere di due giovani aspiranti prestigiatori, che avevano espresso la propria disponibilità nel caso in cui si fosse verificata una situazione nella quale io potessi dimostrare che gli scienziati possono essere facilmente depistati. Quando un comunicato stampa della Associated Press annunciò che a un professore di fisica, parapsicologo, della Washington University (di St. Louis, Missouri) erano stati assegnati 500.000 dollari per studiare "i ragazzi che piegano i cucchiai", mi resi conto che questa era l'opportunità ideale. Per prima cosa, scrissi al parapsicologo per offrirgli la mia consulenza su qualunque progetto o realizzazione sperimentale, senza alcun compenso o riconoscimento. A stretto giro di posta fui informato che, in buona sostanza, egli poteva lavorare benissimo anche senza un prestigiatore.

Dietro mio suggerimento, i due ragazzi (all'epoca avevano 17 e 18 anni) contattarono il laboratorio di St. Louis e raccontarono episodi che si adattavano perfettamente alle aspettative degli scienziati. Alcuni parapsicologi preferiscono credere che "soggetti dotati" divengano sensitivi quando vengono esposti a un qualche tipo di trauma. Perciò, una delle "talpe" raccontò di aver subito una scossa elettrica mentre era ancora nell'utero di sua madre! I suoi poteri paranormali si erano manifestati subito dopo. L'altro disse che gli era impossibile avvicinarsi a una trappola per topi senza farla scattare. Entrambi furono accettati dal laboratorio sulla scorta delle rispettive storie, e furono esaminati per un totale di 160 ore nel corso dei successivi tre anni e mezzo, durante i fine settimana e le vacanze scolastiche.

Imbrogliare gli scienziati fu molto facile. Utilizzando come guida le tattiche generiche utilizzate da altri ragazzi che erano stati studiati dagli scienziati, entrambi i soggetti Alfa produssero foto "di spiriti" su pellicole Polaroid, piegarono cucchiai, chiavi e grucce appendiabiti, accesero piccoli motori contenuti in campane di vetro, mossero oggetti su di un tavolo, tracciarono messaggi criptici in fondi di caffè sigillati in un acquario capovolto, fecero apparire iscrizioni spiritiche su carta sigillata in contenitori di vetro, e in generale convinsero i ricercatori di essere fasci di energia paranormale. Ottennero questo risultato costringendo gli sperimentatori a fare le cose a loro modo, o a non farle per niente. Erano le talpe a condurre gli esperimenti.

Nel riferire ai propri colleghi questa notevole serie di miracoli, il gruppo della Washington University scrisse che molte varianti dei risultati psicocinetici erano state ottenute nei loro laboratori. Addirittura, presentarono diapositive e una videocassetta per provare le proprie affermazioni. Ma quando mi fu finalmente permesso di partecipare, dopo che ebbi fornito una videoregistrazione di trucchi paranormali palesemente fasulli (alcuni dei quali erano stati utilizzati dai soggetti Alfa all'Università di Washington ) il rapporto fu ritirato in tutta fretta e si aggiunsero parole quali "riferito" e "apparente" in un resoconto precedentemente molto ingenuo. Cosa ancora più importante, in seguito alla mia iniziale partecipazione fui in grado di dimostrare a questi ricercatori alcuni punti deboli nelle loro tecniche di controllo. Anche se con ritardo, essi impiegarono le mie raccomandazioni, e i ragazzi Alfa non furono più in grado di ingannarli. Gli esperimenti cessarono.

Infine, portammo a termine l'esperimento Alfa esponendo l'intera faccenda ai media, e il "Paese delle Meraviglie" ne fu sconvolto. Dopo che le cose si furono un po' sedimentate, l'organizzazione ufficiale dei ricercatori sul paranormale, la Parapsychological Association (PA), produsse una circolare per i propri membri dove si affermava che, nei casi in cui i soggetti avrebbero avuto la possibilità di alterare i risultati dei test ricorrendo a sotterfugi, avvalersi della consulenza di un prestigiatore esperto era una mossa saggia. Quasi immediatamente, due eminenti parapsicologi mi contattarono e io suggerii loro un protocollo adeguato per un esperimento che stavano pianificando. Qualche settimana più tardi, riferirono che queste correzioni al protocollo avevano condotto all'individuazione di un falso sensitivo in un laboratorio. Il Progetto Alfa aveva dato i suoi frutti.

L'esperimento Alfa fu assai ben accolto da alcuni membri della PA. Si era trattato di piazzare due "talpe" all'interno di un laboratorio di parapsicologia estremamente attrezzato e finanziato, per vedere se i ricercatori erano davvero improvvisati come sembravano. Lo erano. Come risultato, ci si poteva aspettare che gli esperimenti a venire sarebbero stati meglio controllati. Apparentemente, le vibrazioni Alfa sono ormai terminate, e tentativi di utilizzo dei prestigiatori sembrano appassire prima di essere posti in essere. Una recente promessa di informazioni dall'Università dell'Arizona è restata lettera morta, e alcuni sensitivi con cui esistevano accordi non si sono presentati, nonostante la "carota" del premio di un milione di dollari offerto dalla James Randi Educational Foundation. Viene spontaneo chiedersi perché.

Professione prestigiatore

Ora bisogna riconoscere che non sempre il coinvolgimento di prestigiatori in parapsicologia si è dimostrato utile; si sono verificati anzi alcuni piccoli disastri. Ingenui psicoscienziati europei hanno in diversi casi convocato prestigiatori dilettanti e professionisti per analizzare sensitivi al lavoro, solo per sentirsi dire dai propri "esperti" che i fenomeni esibiti erano genuini - mentre altri avevano intuito imbrogli abbastanza ovvi e ben collaudati.

Quale sarebbe, allora, la definizione di "prestigiatore qualificato"? Poiché quella del prestigiatore è essenzialmente (per necessità) una professione "chiusa", non risulta subito ovvio agli osservatori quali siano i criteri da ricercare in un consulente. Innanzi tutto intendiamoci sui termini. Un "mago", inteso come prestigiatore, è chi pratica l'illusione, la "magia". La mia definizione preferita di "magia" è: impiegare formule e incantesimi per controllare le forze della Natura. Tuttavia, lasciate che vi garantisca che per quante formula magiche o incantesimi possiate escogitare non saranno mai sufficienti per farvi individuare una carta persa nel mazzo o per far comparire un coniglio da un cappello vuoto. Per questi scopi, semplicemente, impieghiamo trucchi e sotterfugi.

Il dizionario ci dice che il termine più esatto per la mia professione è prestigiazione, o prestidigitazione. Di conseguenza, io sono propriamente un prestidigitatore (o prestigiatore), uno che "utilizza trucchi per simulare la magia".

Sono stato prestigiatore professionista per circa sei decenni, e di conseguenza posso asserire che esistono tre categorie generali di persone associate con la mia professione. Esse sono: 1) prestigiatori dilettanti; 2) persone che eseguono benissimo dei trucchi; 3) grandi prestigiatori. Per me, il primo gruppo conta colleghi che sono i benvenuti finché sono consapevoli del significato della parola "dilettante". Parola che deriva dal francese e significa, in questo caso, "persona che si diletta di giochi di prestigio". Ma, con rare eccezioni, un dilettante non va considerato adeguato a fornire consulenze in questioni di parapsicologia. Erroneamente, infatti, essi tendono a ritenere che l'aver riprodotto un trucco "paranormale" significa che l'impostore abbia utilizzato lo stesso metodo. Ovviamente non è così. Significa semplicemente che un simile trucco può essere facilmente riprodotto. Il fatto in sé ha un valore limitato.

Effettivamente, la seconda categoria comprende alcuni dei più raffinati, convincenti e affascinanti esecutori di giochi. Molti di essi sono artisti a tempo pieno, e costituiscono la gran parte di quella categoria che il pubblico chiama prestigiatori professionisti. I loro repertori, però, sono spesso strettamente limitati alle necessità del loro spettacolo. Essi producono quello che in gergo teatrale si chiama un "numero". Si tratta di solito di una presentazione altamente professionale e finemente rifinita. L'artista però, in molti casi, non va più a fondo della superficie per capire la psicologia o addirittura la tecnologia, spesso esoterica, dell'arte - né in realtà una tale conoscenza è necessaria. Un artista di questo tipo si esibisce per un istinto appreso con la lunga esperienza. Un virtuoso del violino deve necessariamente saper progettare e costruire i violini?

Devo fare un'ulteriore precisazione per preparare il mio punto successivo. Ai miei studenti viene sempre insegnato un fatto importante: il pubblico non si reca a vedere "i trucchi", anche se questa può essere l'intenzione originaria. Il pubblico vuol vedere "il personaggio". È lo Stregone, il Mago, la Personalità che si godono. E quel prestigiatore esegue un trucco. Per continuare nell'analogia, io vado a vedere e sentire Itzhak Perlman che suona il Concerto di Mendelssohn per violino, Opera 64; non vado solo a sentire il Concerto di Mendelssohn: quello potrei comodamente sentirmelo a casa sull'impianto stereo.

La terza categoria che ho indicato prima - il grande prestigiatore - comprende persone che il pubblico non ha magari mai sentito nominare, che non solo eseguono (in alcuni casi con destrezza talmente diabolica da farmi lacrimare gli occhi per la gelosia!) ma che capiscono profondamente le sfumature dell'arte, sino alla percezione quasi subliminale dell'occhio di uno spettatore. Essi però sono coscienti della propria percezione; non è solo una reazione istintiva. Loro, e solo loro, sono qualificati per servire come consulenti a parapsicologi responsabili che onestamente intendono imporre stretti controlli sui propri soggetti. Sono orgoglioso di sapere che molti di quelli che praticano la mia professione includono anche me tra i Prestigiatori del Terzo Tipo.

Attenzione, io ho verificato che molti parapsicologi sembrano ritenere che un risultato positivo ottenuto in condizioni non rigide sia ampiamente preferibile a uno negativo ottenuto sotto controlli severi. Il metodo scientifico richiede la raccolta di prove, la formulazione di una teoria per spiegarle, e la sperimentazione della teoria. Non permette di raccogliere prove per confermare l'idea preferita.

Naturalmente, le tre categorie generali che ho specificato prima non sono necessariamente distinte una dall'altra. Sfortunatamente, anche se per ragioni ovvie a un acuto osservatore, l'Associazione Parapsicologica specificò nelle direttive conseguenti al Progetto Alfa che i prestigiatori consulenti dovessero essere scelti tra gli iscritti a certe organizzazioni statunitensi i cui adepti appartengono in maggioranza alla prima categoria. Poiché all'epoca, per mia scelta, non appartenevo a nessuna organizzazione, si ritenne che io non dovessi essere preso in considerazione da nessun investigatore serio. Mi passò anche per la mente lo scortese pensiero che determinate persone all'interno della PA avessero stabilito le qualifiche richieste in modo da escludere specificamente la mia persona. Comunque, come ho già detto, due eminenti parapsicologi chiesero la mia assistenza. Poi, nel giro di due settimane, ricevetti altre tre richieste. È incoraggiante vedere come alcuni parapsicologi abbiano risposto positivamente a chi riteneva che avessero bisogno di consulenza esperta. Esistono al momento alcuni ricercatori di spicco che hanno ignorato quelle raccomandazioni della PA e credono di essere semplicemente troppo furbi per essere ingannati. Questa è una filosofia pericolosa. Un simile modo di pensare conduce a troppe false vendite del Ponte di Brooklyn ogni anno.

L'autoinganno

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Steve Shaw, uno dei due ragazzi del progetto Alfa, è diventato uno dei più stimati mentalisti americani con il nome d'arte di "Banachek".

Esiste, comunque, una forma di inganno contro la quale i talenti combinati di scienziati e prestigiatori possono essere insufficienti, ed è l'autoinganno. Benjamin Franklin notava che "non esiste peggior mentitore del ciarlatano - tranne i suoi pazienti". Sostituite "ciarlatano" con "truffatore" e "pazienti" con "vittime", e capirete il mio punto di vista. Le vittime dei cosiddetti sensitivi sono propense a mentire o a gonfiare i miracoli ai quali hanno assistito, e spesso credono a quel che dicono, o perché hanno ricostruito gli eventi in maniera scorretta, o perché sentono che un po' di vernice lucida non può danneggiare la storia dei loro risultati sperimentali. In ogni caso, stanno prendendo in giro solo se stessi.

Questa tendenza può raggiungere le estreme conseguenze. Alcuni parascienziati hanno anche detto che persone come me e Martin Gardner, un ben noto critico della parapsicologia, sono motivate principalmente dalla loro paura dell'ignoto. Bella scusa!

La tendenza all'autoinganno è contagiosa. Ad esempio, uno dei gonzi del Progetto Alfa continuò per anni e fino alla propria morte a credere che quelle "talpe" realizzavano miracoli autentici, anche dopo che ebbero confessato persino i dettagli. A un simile masochismo non v'è rimedio.

Spesso, i "sensitivi" hanno dimostrato di essere altamente spettacolari, e anche provocatori. Questa è anche una caratteristica del prestigiatore, naturalmente. Ad esempio: uno dei trucchi fondamentali del manipolatore di carte da gioco è sempre stato l'effetto in cui si cerca di trovare una carta scelta a caso. In sostanza, uno spettatore sceglie una carta (prendendola fisicamente dal mazzo, oppure scegliendola mentalmente, nominandone una a caso, o con altri metodi) che viene poi scoperta dal prestigiatore (dicendone il nome, localizzandola fisicamente, estraendola da una tasca, e così via). Il processo è generalmente riconosciuto come un trucco dai prestigiatori, specialmente se l'esecutore indossa lo smoking ed è meglio noto come "il Grande Balsamo" o ha un altro nome altisonante. Comunque, è evidente che se qualcuno dichiaratamente sprovvisto di abilità manipolatorie fosse capace di eseguire il gioco della carta prescelta senza ricorrere ad alcun trucco, ciò sconvolgerebbe ogni nozione dell'universo quale noi lo conosciamo. Supponiamo che quella persona fosse solo in grado di indovinare, con una statistica significativa, il colore (rosso o nero) di una carta da gioco. Come spettacolo, sarebbe sicuramente un'esibizione perdente; come progetto di laboratorio, sarebbe altamente vincente. Curvare i cucchiai e le chiavi sono trucchi di questo tipo, ma a meno di non credere che si tratti di autentici esempi di potere sovrannaturale, sono ben poco spettacolari. I piegatori di cucchiai che vantavano poteri sovrannaturali sono stati capaci di attrarre grandi folle di gente che non avrebbe mai pagato per vedere il Grande Balsamo distruggere delle posate, ma che si sono invece calpestati gli uni gli altri per vedere un "sensitivo" che lo faceva.

Anche alcuni scienziati vengono attirati in questa trappola. Essi scelgono di compiere lo stesso errore che molti dei loro colleghi - in altri campi della scienza - hanno compiuto. Essi dicono: 1) io sono intelligente; 2) sono ben addestrato; 3) sono un buon osservatore. Pertanto: qualunque cosa io vedo e non capisco è sovrannaturale. Sbagliato. Quello che essi ritengono sovrannaturale può essere benissimo il risultato delle tre affermazioni precedenti. Ciò è in sintonia con i principi fondamentali impiegati dai prestigiatori per ingannare i propri spettatori. Più credono di essere furbi, più pesantemente cadono.

I bambini - è stato detto - sono i più difficili da ingannare per un prestigiatore. Ad essi, semplicemente, mancano le sofisticherie degli adulti, e quindi non sono preparati a dare per scontati i banali, basilari fatti che noi diamo per scontati nella vita di ogni giorno.

La loro esperienza del mondo non è sufficiente per essere ingannati! Il prestigiatore può lasciar cadere con noncuranza una scatola di cartone su di una sedia e, poiché suona vuota, non ha bisogno di mostrare che lo è davvero ad un pubblico di adulti. Il bambino, che non ha ancora familiarità con la differenza tra il suono di una scatola vuota e il suono di una scatola che contiene qualcosa, richiede una dimostrazione. È anche un dato di fatto che il pubblico, dando per scontato nel subconscio che la scatola sia vuota, ne rimane ancora più convinto che se fosse stata mostrata la scatola vuota, o se fosse stato detto che lo era. Gli adulti tendono a credere a quel che viene loro permesso di dare per scontato da soli, molto più che a quanto viene loro specificatamente indicato.

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James Randi
Ricordo che, quando ero bambino in Canada, una certa ditta che produceva lievito in polvere adottava un metodo piuttosto ingegnoso per screditare la concorrenza. Essi annunciavano: "Il nostro prodotto è privo di allume!" e immediatamente conquistarono mia madre. Quando le chiesi se altri produttori impiegasero l'allume nel proprio lievito, restò un po' sconcertata dalla mia domanda. Aveva inconsciamente dato per scontato che lo utilizzassero. Questa particolare illusione è ben nota ai prestigiatori, e ai "sensitivi". Un popolare mentalista americano è solito dichiarare: "Be', se io volessi, potrei eseguire tutte le mie dimostrazioni ricorrendo a trucchi!". E il pubblico casca nella trappola di credere che almeno alcune delle sue manifestazioni non sono eseguite con un trucco. Sbagliato.

Un parapsicologo, secondo la mia definizione, è qualcuno che, seduto nel parco accanto a una scuola di equitazione e sentendo avvicinarsi un rumore di zoccoli, si aspetta di vedere un unicorno svoltare l'angolo. Resta sorpreso e deluso quando vede arrivare un cavallo. Indipendentemente da quanto siano forti le loro motivazioni, questi ricercatori non possono permettersi di nutrire simili aspettative. Devono perseguire invece procedure, magari prive di fascino, sulle quali però insistono anche i loro colleghi di altre discipline. Altrimenti, le loro lamentele sulla mancanza di credito presso i loro pari non potranno mai essere accolte.

Il consiglio e il coinvolgimento di un esperto è a disposizione dei ricercatori seri nel campo del paranormale. Ed essi farebbero bene ad approfittarne; se non lo fanno, potrebbero ritrovarsi parte del gruppo piuttosto folto di accademici che hanno appreso, troppo tardi, la propria vulnerabilità.

Sì, aspettatevi un cavallo. Ma, mi raccomando, sappiate riconoscere l'unicorno se dovesse comparirne uno.

 

James Randi

Illusionista, scrittore e presidente della James Randi Educational Foundation, Florida

 

Traduzione a cura di Fara Di Maio