Il profeta del Reich (recensione)

di Massimo Polidoro<br>Aliberti Editore, 2006<br>pp. 352, &euro; 16,50

  • In Articoli
  • 19-11-2006
  • di Fabrizio Marchesano
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Sgombriamo il campo da possibili equivoci e diciamolo subito a chiare lettere: Il profeta del Reich è un romanzo bellissimo (Molto bene, Marchesano, molto bene. Si è guadagnato la sua gratifica natalizia, NdMP).

Se state pensando di avere appena letto uno degli incipit più aggressivi nella storia delle recensioni letterarie, probabilmente avete ragione, ma il motivo è presto spiegato: mi è capitato troppe volte di terminare la lettura di lunghe critiche (non solo relativamente a romanzi, ma anche a opere cinematografiche, artistiche o liriche) così cariche di dettagli e perifrasi da non trovare risposta alla domanda «Sì, va bene, ma alla fine è bello o no?».

Preferisco quindi dare un colpo di spugna a tutti i possibili dubbi e lasciare a voi lettori la scelta se credermi sulla parola e correre in libreria ad acquistarne una copia oppure di proseguire nella lettura per scoprire il perché di questo mio giudizio (personale finché volete, ma assolutamente sincero) tanto granitico quanto assoluto.

Curiosi? Bene, mettetevi comodi e continuiamo.

È necessario innanzitutto chiarire bene le definizioni e condizioni al contorno, per poter apprezzare fino in fondo i molti elementi e particolari che, uniti alla trama avvincente e allo stile scorrevole ma tutt'altro che banale o semplice, rendono questo romanzo così speciale.

Dopo oltre venti saggi, Massimo Polidoro esordisce nella narrativa proprio con Il profeta del Reich, romanzo di ambientazione storica in cui riesce a fondere la realtà con la fantasia in maniera magistrale, riuscendo a centrare il doppio obiettivo di invogliare il lettore digiuno di certe competenze ad approfondire l'argomento ma anche di far apprezzare a chi possiede già alcune nozioni il modo in cui sono state integrate e sviluppate in perfetta coerenza con la storia dei tre protagonisti Erik, Anna e Franz.

Il romanzo racconta la storia dei tre amici che, lasciate le assi sgangherate dei luna park itineranti, al fianco di freak e ciarlatani, raggiungono il successo nella Germania nazista.

Ma il prezzo da pagare si rivelerà ben presto troppo alto anche per lo spregiudicato Erik Van Heller, il mago e lettore del pensiero divenuto famoso come il "profeta del Reich": nasce così il proposito di assassinare Hitler e liberare la Germania dal nazismo.

Fin qui e a grandi linee (farei un torto all'autore e a voi lettori rivelando troppo) la trama, che, già suggestiva di suo, diventa attraverso la penna di Massimo Polidoro un capolavoro di suspense ed emozioni che si rincorrono senza sosta.

Un consiglio: non iniziate questo libro la sera prima di concedervi un meritato riposo notturno, perdereste qualche ora di sonno (ne so qualcosa).

Mai come in questo caso, infatti, è perfettamente calzante la frase "avvincente fin dalla prima pagina"; è proprio così, letteralmente, a partire dal momento in cui Franz (la storia è narrata in prima persona) scrive «il tiranno è stato annientato, la sua follia non potrà più nuocere a nessuno».

Il lettore del 2006, ben sapendo che Hitler non è morto nel 1933, non può fare a meno di chiedersi non solo quale piano sia stato progettato e cosa sia andato storto ma (e qui, secondo me, l'autore ha avuto un'idea geniale) anche perchè Franz sia così convinto che il proposito sia stato raggiunto; confesso che la mia mente contorta avrebbe partorito anche le ipotesi più azzardate se non fosse stato per la sibillina frase del risvolto di copertina «l'attentato sembra avere successo»... se "sembra" non "è", per cui... ma poi davvero "sembra" e basta?

A farla breve, impossibile smettere dopo aver iniziato e tutto questo senza mai usare lo scontato espediente di interrompere un capitolo nel bel mezzo di un'azione ( «... ma non avvertì l'ombra che si avvicinava alle sue spalle sollevando una lama»...e TRACK, fine capitolo, intermezzo, poi si riprende; "scontato" non significa certo "inefficace", però quando si abusa di questa tecnica... ogni riferimento a un certo Brown è puramente voluto).

Personalmente ho inoltre un debole per i romanzi (o anche film) che, oltre a raccontare una storia, raccontano anche la Storia: credo sia il modo più piacevole di imparare cose nuove, spesso piantando un seme che poi cresce rigoglioso diventando una vera e propria passione di vita (esperienza già vissuta: i miei 180 CD dell'opera omnia di Mozart sono una conseguenza della visione del ben noto Amadeus).

Naturalmente i due piani di lettura non devono mai sovrapporsi l'uno a scapito dell'altro, pena un certo senso di smarrimento nel lettore, non più certo di stare leggendo un romanzo o un trattato storico.

Ebbene, dato l'assoluto rigore nelle descrizioni degli ambienti, delle persone, fino ai vestiti o gli atteggiamenti dei comprimari, possiamo solo immaginare quanto tempo e impegno dedicati esclusivamente alla ricerca possano essere costati a Massimo Polidoro, ma tutto questo lavoro è reso in maniera totalmente trasparente nei confronti del lettore, che impara a conoscere la difficile vita degli artisti di circo itineranti nel primo dopoguerra, le particolari condizioni che permisero a Hitler di ottenere il potere, la Berlino dei primi Anni Trenta e molto altro ancora semplicemente seguendo le vicende personali dei protagonisti.

In merito ai personaggi e la loro caratterizzazione fisica e psicologica, è sufficiente citare la protagonista femminile, Anna, compagna di Erik di cui Franz è segretamente innamorato (ma davvero poi così segretamente?).

Anna è nata senza braccia, ma, come frequentemente accade in questi casi, ha saputo trovare la forza di liberarsi della sua invalidità e poter affrontare la vita quotidiana in maniera totalmente autonoma e indipendente, diventando persino una stella del circo, tanto che il suo impresario Vitali afferma: «Io non riesco proprio a vederti come una persona menomata. Per me sei solo Anna, una donna bella e dolce, più di tante altre che conosco e quello delle braccia è davvero un particolare a cui non penso mai».

Ed è stato così anche per me; credo che ogni lettore, quando un personaggio viene presentato per la prima volta, si crei un'immagine nella propria mente che lo accompagnerà fino alla fine dell'avventura: ebbene, Anna è così ben caratterizzata che spesso nella visione che mi costruivo di certi momenti "scordavo" la sua particolare condizione.

E non si tratta affatto di un'eccezione, dal momento che tutti i personaggi sono stati resi dall'autore con la stessa cura.

Il materiale di discussione che fornisce questo romanzo è così ampio che ci sono moltissimi altri particolari da raccontare, curiosità da scoprire, sfumature da interpretare senza pericolo di anticipare troppo (anzi, nulla) a chi ancora deve entrare nel mondo di Erik Van Heller, e potete farlo visitando il sito speciale dedicato al romanzo: www.massimopolidoro.com/profeta (vedi foto alla pagina precedente).

Io aggiungerò solo due brevi parole sul finale: splendido nell'intensa liberazione dalla tensione fino a qui accumulata, sorprendente nella sua risoluzione, perfettamente coerente (ecco perché Franz era così convinto...), in poche parole tutte le aspettative vengono ampiamente ricompensate.



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