Chi ha paura degli psicologi?

Una controversa mostra a Como patrocinata da Comune, Provincia e Regione

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  • 29-11-2009
  • a cura della Redazione di Mah
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Murale nella metropolitana di Londra. © James Nash (aka Cirrus)/Flickr
Dal 7 al 28 febbraio 2009 è stata presentata a Como, nella ex chiesa di San Francesco, la mostra itinerante “Psichiatria: un viaggio senza ritorno”, organizzata dal Comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu), filiale italiana della Citizens Commission on Human Rights (Cchr), fondata dalla controversa “chiesa” di Scientology nel 1969.

Grandi pannelli e filmati mostrano una serie di pratiche barbare impiegate in applicazioni snaturate della psichiatria. È ovviamente legittima la denuncia di molti abusi che sono stati perpetrati in nome della psichiatria. Tuttavia è evidente che la mostra in questione fa un uso strumentale di queste dolorose vicende per portare un attacco indiscriminato contro la psichiatria e la psicologia, nell’ottica dell’ideologia di Scientology. Psicologi e psichiatri sono presentati come una sorta di setta che dal ’700 ordisce complotti contro l’umanità ed è responsabile di ogni male.

Un espediente ampiamente impiegato è quello della indebita generalizzazione. È ovviamente possibile trovare uno o più psicologi o psichiatri che abbiano appoggiato ideologie inaccettabili o che si siano macchiati di crimini (e lo stesso si potrebbe fare per qualunque altra professione), ma questo non significa ovviamente che tutti gli psicologi e gli psichiatri la pensino o agiscano in quel modo né che la psicologia e la psichiatria implichino quei comportamenti individuali.

Invece in un opuscolo che espone le idee presentate alla mostra (Psichiatria: un’industria di morte, Los Angeles: Cchr, 2006, unito a un dvd), ovunque si riesca in qualche modo ad associare a qualcosa di negativo a un singolo psichiatra, si generalizza l’accusa a tutti.

L’eugenetica? “Finanziati da potenti famiglie, gli psichiatri hanno promosso l’eugenetica” (p. 9).

Il nazismo? “Gli psichiatri tedeschi iniziarono il loro sterminio sterilizzando i malati mentali e trovarono, nel regime nazista, un ben disposto collaboratore per i loro piani di eugenetica” (p. 9).

Le guerre nella ex Jugoslavia? Radovan Karadzic era uno psichiatra e quindi “gli psichiatri serbi organizzarono una guerra che risultò in più di 110.000 morti […]. Ancora una volta i turbamenti nei Balcani furono perpetrati dalla psichiatria eugenetica […]” (p. 23).

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"Avevo poteri paranormali, ma il mio terapista me li ha tolti". © Esparta/Flickr
Il terrorismo islamico? Per il comitato creato da Scientology, la colpa è ancora di psichiatri e psicologi: “l’investigazione rivela un’influenza spesso nascosta di trattamenti psichiatrici o dell’indottrinamento psicologico dietro il terrore”. Il braccio destro di Bin Laden è “lo psichiatra egiziano Ayman al-Zawahiri” e “la mente dietro le esplosioni dell’11 marzo 2004 a Madrid […] fu lo psichiatra marocchino Abu Hafiza” (p. 42).

Gli psichiatri e gli psicologi sono accusati di essersi infiltrati nelle scuole, di aver inventato l’Adhd (disturbo di deficit dell’attenzione e iperattività) e di aver fatto in gran quantità diagnosi di questo disturbo, seguite da prescrizioni di psicofarmaci, sulla base dei “loro test ingannevoli” (pp. 56-59).

Un altro opuscolo distribuito alla mostra (Danneggiare i giovani: come la psichiatria può distruggere la mente, Milano: Ccdu, 2004) conclude la sua esposizione citando il guru dell’“antipsichiatria” Thomas Szasz: “La psichiatria e la psicologia infantile, non possono essere corrette… Devono essere abolite” (p. 14) e nelle raccomandazioni finali sostiene: “Psichiatria e psicologia dovrebbero essere eliminate da tutti i sistemi educativi, e i loro metodi coercitivi non funzionali non dovrebbero mai essere finanziati dallo stato” (p. 15).

A un problema senza dubbio serio (la somministrazione di farmaci a bambini), insomma, si offre una risposta non solo sbagliata, ma anche dannosa per i bambini stessi.

Lascia quindi perplessi che la mostra abbia ricevuto il patrocinio della Regione Lombardia (famiglia e solidarietà sociale), della provincia di Como (assessorato a servizi sociali, sanità, pari opportunità) e del comune di Como (assessorato alla cultura).

«La concessione del patrocinio da parte di un ente pubblico non significa condividere la causa del proponente dell’iniziativa» ci dice l’assessore provinciale ai servizi sociali, sanità e pari opportunità Simona Saladini. L’affermazione in sé non è molto convincente, ma suona comunque come una salutare presa di distanze, tanto più in quanto l’assessore prosegue parlando di iniziative in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale dell’Ospedale Sant’Anna.

L’assessore alla famiglia e alle politiche educative del comune di Como Anna Veronelli non esita a riconoscere la fondatezza dei nostri dubbi e ci riferisce che non era al corrente del fatto che il Comitato dei cittadini per i diritti umani fosse una creazione di Scientology: «Ho incontrato una sola volta il rappresentante del Comitato che mi è stato presentato dalla presidente del Tribunale del Bambino […]. Né l’uno né l’altra hanno fatto alcun riferimento a Scientology: sono venuta a sapere del legame tra questa associazione e il Comitato solo a mostra già inaugurata». In un comunicato pubblicato sul notiziario comunale del 12 febbraio, il sindaco Stefano Bruni afferma che «quando ci è stato presentato il patrocinio in Giunta non sono stati illustrati elementi sufficienti per collegare l’iniziativa al movimento di Scientology» e l’assessore alla cultura Sergio Gaddi dice che mancavano «informazioni sulla reale natura dell’evento».

La presidente dell’associazione “Tribunale del bambino”, Maura Quartapelle, che si dice tuttora convinta della validità della mostra, replica che aveva consegnato al Comune «opuscoli e libri, gli stessi che erano in vendita alla mostra», e da questi risultavano chiaramente le idee del Ccdu e il suo legame con Scientology. In ogni caso le informazioni non erano certo difficili da reperire: bastava una manciata di secondi in internet per scoprire tale legame e in breve tempo si poteva trovare in rete materiale sufficiente per rendersi conto dei contenuti della mostra.

Insomma, almeno per quanto riguarda Comune e Provincia (dalla Regione, almeno sino al momento in cui pubblichiamo questo articolo, dopo più di otto mesi dalla nostra richiesta, non abbiamo ricevuto alcuna risposta), si può senza dubbio rimproverare loro una certa superficialità, ma non l’adesione alle pericolose tesi del Ccdu, e, da parte sua, il comitato di Scientology non può vantare il patrocinio concesso come un riconoscimento istituzionale alla sua campagna contro la psichiatria.

Alla mostra era presente anche il libro PsiCosa? PsiCome?… PsiChi? (Edicomprint, 2008), realizzato nell’ambito di “Perché non accada”, una campagna sull’Adhd promossa dal Ccdu. Nella parte centrale, con testi di Roberto Cestari, sono illustrati temi e finalità della campagna. Anche se il tono è meno virulento che nelle due pubblicazioni più sopra menzionate e non si arriva ad affermazioni tanto estreme, il modo in cui viene trattato l’argomento è discutibile.

Per fare un solo esempio, a leggere queste pagine, sembrerebbe che psichiatri e psicologi ritengano che sia possibile fare una diagnosi sulla sola base di un test. Questo, in effetti, sarebbe preoccupante. Ma è proprio così? «I test non danno delle etichette, aiutano solo a orientare il professionista, ma questo psicologi e psichiatri lo sanno benissimo» ci dice la psicologa Silvia Bianconcini, autrice del libro Psicobufale. «Uno psicologo sa che una diagnosi si fa solo raccogliendo una infinità di elementi».

E se lo psicologo fosse chiamato a valutare dei test distribuiti in una scuola senza avere a disposizione questa infinità di elementi? «Se non ci sono le condizioni adeguate per lavorare» afferma decisa Bianconcini «egli deve rifiutare l’incarico che gli viene assegnato (deve, non può: è un obbligo esplicito del nostro codice deontologico). Dunque se ritiene che la scuola non offra garanzie sufficienti per applicare il test in modo serio egli si astiene dall’usarlo. Se lo fa nonostante le condizioni inadeguate e se qualcuno lo segnala all’Ordine, rischia delle sanzioni anche pesanti». Insomma, il problema non è tanto il test, ma chi lo usa. «Io mi preoccuperei proprio di questo: che chi fa diagnosi fosse uno preparato e competente» dice la psicologa. «Se il test lo usa qualcuno che ha la formazione necessaria, che sa quel che sta facendo, che conosce i limiti dei suoi strumenti, che è autorizzato dalla legge e che risponde davanti alla legge di eventuali usi scorretti (uno psicologo, insomma) non vedo proprio il problema».

La campagna “Perché non accada” ha raccolto il patrocinio di diversi enti pubblici e l’adesione di vari autori di fumetti e personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport.

Tra questi c’è l’apneista Umberto Pelizzari che, però, dopo aver ricevuto informazioni più complete sulle affermazioni della campagna e sulle posizioni del Ccdu, ha chiesto che il suo nome fosse tolto dall’elenco dei sostenitori (richiesta che il sito non ha ancora accolto).

Silver ha anche scritto per il libro una storia a fumetti con il suo noto personaggio Lupo Alberto, che appare sulla copertina. Nel fumetto c’è un folle topo psichiatra, il dottor Mouse, che inventa malattie inesistenti, fa diagnosi semplicemente sulla base di un test e prescrive con larghezza farmaci, con vantaggio economico suo e del farmacista. Insomma, fa quello che il Ccdu imputa agli psichiatri in generale. Silver, però, ci dice che, se ha dato e conferma il suo sostegno alla campagna è perché ritiene che abbia la finalità di «tutelare i bambini» da «questa “moda” dell’ADHD di importazione USA» e non di «criminalizzare una categoria medica». Precisa che la sua adesione non implica alcuna vicinanza al Ccdu, «sigla di cui non conosco natura, finalità o ideologia» e conclude in modo lapidario: «Lupo Alberto e Scientology non hanno proprio nulla da spartire».

L’assessore alla salute e sanità della Regione Piemonte Eleonora Artesio ci dice che il patrocinio alla campagna “Perché non accada” è stato concesso perché si è ritenuto condivisibile il fine di «evitare l’abuso di prescrizioni di farmaci psicotropi nei bambini». Aggiunge però anche che «indipendentemente dalla campagna», il suo assessorato «condivide lo stile di lavoro dei servizi di NPI» (neuropsichiatria infantile), riconoscendo che attuano «un preciso iter diagnostico che, solo dopo la constatazione del fallimento o della scarsa efficacia degli interventi multimodali […], prevede come ultima risorsa l’utilizzo del farmaco». Si può quindi discutere sull’opportunità del patrocinio, ma certamente il Ccdu non può vantare il consenso della regione Piemonte nella sua crociata antipsichiatrica.