Il caso del Vangelo di Giuda

La pubblicazione di questo testo ha fatto scatenare la stampa sensazionalistica. Nel cercare di fare chiarezza restituiamo il suo vero valore a questa grande scoperta scientifica

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  • 06-11-2006
  • di Anna Rita Longo

Qualche anno fa uscì nelle sale cinematografiche un film dal titolo Stigmate, nel quale una giovane donna non particolarmente versata nella pratiche religiose si scopriva in grado di comunicare con Gesù in persona, avvertendone fisicamente le sofferenze (che si traducevano, per l'appunto nelle stigmate di cui parla il titolo) e ricevendo da parte sua dei messaggi sotto forma di scritte, che apparivano misteriosamente sui muri. La ragazza arrivava poi a scoprire che queste frasi facevano parte dei "Detti segreti di Gesù" e al termine del film una scritta avvertiva lo spettatore della reale esistenza di questo antico testo, scoperto in Egitto, a Nag Hammadi, e considerato eretico dalla Chiesa. L'enfasi data a quest'ultima affermazione e l'assenza di qualsiasi spiegazione di questa parola, "eretico" (che evoca all'istante nella mente dello spettatore comune immagini di roghi e Inquisizione) è un chiarissimo esempio di come basti poco per travisare tendenziosamente la verità storica. Che cos'è in realtà il "Vangelo dei Detti di Gesù" o, "Vangelo copto di Tomaso", come preferiscono chiamarlo gli studiosi di letteratura cristiana antica?

Questo testo fa parte di un complesso di scritti che si sogliono indicare con il nome generico di "vangeli apocrifi".

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L'ingresso della mostra dedicata al Vangelo di Giuda dal National Geographic.

Al genere letterario del vangelo (o evangelo), non appartengono, infatti, soltanto i testi considerati ispirati dalla Chiesa Cattolica, vale a dire i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma un sistema vastissimo di scritti che presentano la caratteristica comune di narrare il lieto annuncio (dal greco euangelion, composto di eu: "bene" e angelìa: "annuncio") della venuta di Gesù sulla terra ripercorrendo le vicende, reali o immaginarie, della sua vita e della sua predicazione. Alcuni di questi testi erano destinati ad ambienti iniziatici ed erano celati al pubblico e diffusi solo tra gli esponenti di una particolare dottrina. Erano cioè, con terminologia greca, apokryphoi, ossia "nascosti". Oggi, più genericamente, si indicano con il nome di vangeli apocrifi tutti i testi appartenenti al genere del vangelo, segreti o no, a esclusione dei quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, considerati prodotto di ispirazione divina da parte della Chiesa cattolica. Ma il fatto che la Chiesa riconosca autorità di fede solo a quattro testi appartenenti al genere del vangelo non significa automaticamente che essa abbia interesse a nascondere l'esistenza e il contenuto dei vangeli apocrifi, la scoperta di alcuni dei quali, anzi, è stata accolta con grande piacere da parte di numerosi studiosi di letteratura cristiana antica, cattolici e no.

Tra questi proprio il famigerato "Vangelo copto di Tomaso", che è costituito dalla raccolta di 114 detti di Gesù, il cui rinvenimento a Nag Hammadi ha consentito di confermare la tesi dell'esistenza di questo genere letterario, che era stato ipotizzato dall'analisi dei detti presenti nei vangeli di Matteo e Luca. Se da un lato, quindi, la scoperta di questo testo non ha aggiunto altro a quello che già si sapeva, dall'altro ha consentito di confermare una tesi preesistente. Non si è registrato a tutt'oggi nessun tentativo da parte della Chiesa di occultare la conoscenza di questo testo o di impedirne lo studio ai cattolici e la definizione di "eretico" non è che la descrizione di uno stato di fatto. Il "Vangelo di Tomaso" fa infatti parte degli scritti prodotti nell'ambito della dottrina gnostica, eretica in quanto le sue affermazioni erano in contrasto con quelle della dottrina della Chiesa ufficiale, che aveva il suo fulcro nella sede episcopale di Roma. Naturalmente, però, la tesi del "complotto" era la più funzionale ad attirare l'attenzione del pubblico nelle sale cinematografiche e di qui la frase a effetto, che, con una piccola omissione, suggeriva l'idea di chissà quali importanti verità colpevolmente nascoste e ora, finalmente, portate alla luce.

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Un discorso simile può essere fatto per la vicenda della pubblicazione del cosiddetto "Vangelo di Giuda", risalente all'aprile scorso, che è stata l'occasione per dipingere ancora una volta un sensazionale quanto fantasioso scenario di complotto ordito dalla Chiesa cattolica contro un testo che apparirebbe come sovversivo e pericoloso.

Ma che cos'è il "Vangelo di Giuda" e che cosa, in particolar modo conterrebbe di tanto pericoloso per la Chiesa di Roma?

Il testo in questione è stato rinvenuto in un codice, il cosiddetto Codex Tchacos (dal nome di Dimaratos Tchacos, padre di Frieda Nussberger-Tchacos, che nel 2000 lo acquistò), scoperto negli anni settanta a El Minya, in Egitto. Dopo il suo rinvenimento il codice fu trasportato prima in Europa e quindi negli Stati Uniti, dove venne custodito nella cassetta di sicurezza di un istituto bancario a Long Island per sedici anni. Quando Frieda Nussberger-Tchacos lo acquistò, sei anni fa, il codice si trovava in stato di avanzato degrado, a causa del brusco cambiamento climatico subito e pertanto si rese necessaria un'operazione di restauro, condotta dalla Maecenas Foundation for Ancient Art di Basilea, che è anche stata incaricata di eseguire sul manoscritto le indagini di rito: datazione mediante esame al radiocarbonio, analisi dell'inchiostro, indagine multispettrale, esame paleografico e contenutistico. Al termine del lavoro di restauro e delle diverse analisi, le pagine del codice sono state collocate tra due lastre di vetro, che costituiscono la loro ufficiale e definitiva collocazione.

Dopo un lavoro durato cinque anni, condotto sotto l'egida della National Geographic Society da un gruppo di studiosi guidati dal celebre coptologo Rudolph Kasser, il testo è stato reso noto nel corso di una grande conferenza stampa tenutasi a Washington lo scorso aprile. Attualmente è già disponibile una traduzione italiana del suddetto vangelo, sulla base della traduzione inglese ricavata dal lavoro del sopra detto team di studiosi.

Il testo contenuto nel manoscritto fa parte del genere letterario del vangelo, di cui abbiamo parlato prima. L'originale, che risale probabilmente al II secolo d. C. era scritto in greco, ma il testo riportato dal codice Tchacos è una traduzione in lingua copta (vale a dire nell'egiziano dei cristiani) del IV o V secolo. Il nome "Vangelo di Giuda" non deve trarre in inganno: l'autore non può chiaramente essere l'apostolo Giuda, come è evidente dalla datazione nel II secolo e dal suo contenuto di matrice evidentemente gnostica. Era del resto una pratica assai diffusa tra gli autori di testi simili, ascrivere i propri scritti a un apostolo o a un importante personaggio della cerchia di Gesù, per conferir loro autorità.

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Il codice contenente il Vangelo di Giuda nell'evidente stato di degrado precedente il restauro.

A far scatenare la stampa in una serie di approssimative quanto fantasiose teorie è stata la pubblicazione del contenuto del vangelo, nel quale è presente un'interpretazione diversa, rispetto a quella sostenuta dalla Chiesa cattolica, della figura di Giuda, che sarebbe stato, in particolar modo, l'unico destinatario di una rivelazione privata da parte di Gesù e il suo tradimento sarebbe il mezzo mediante il quale è stata possibile l'attuazione del piano di salvezza di Cristo. Per questa ragione Giuda è stato elevato da Cristo a una condizione superiore rispetto a quella degli altri apostoli. Non appena tale contenuto è stato reso noto, la stampa mondiale ha gareggiato nel cogliere la ghiotta occasione di fare del sensazionalismo, sfruttando la teoria del complotto. Ed ecco, quindi, delineato lo scenario di una Chiesa cattolica oscurantista, che ha paura di un testo che sembrerebbe avere il potere di scuoterne alla base le fondamenta dottrinali, ribaltando l'interpretazione di un episodio cruciale nella storia della salvezza. La polemica si è estesa anche agli altri vangeli gnostici, tra cui il già menzionato "Vangelo copto di Tomaso", che, secondo alcuni, la Chiesa cattolica avrebbe interesse a occultare, in quanto portavoce di interpretazioni scomode e pericolose.

Cerchiamo ora di guardare alla questione con occhio imparziale per osservare come il castello di congetture qui descritto si sgretoli non appena si tenta di verificare in che cosa realmente consista questo supposto complotto.

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Il codice nel corso della paziente operazione di restauro.

In primo luogo, come abbiamo detto, il "Vangelo di Giuda" non è che uno dei moltissimi testi di origine gnostica che oggi possediamo o dei quali abbiamo notizia e le teorie in esso contenute erano già note attraverso la testimonianza di alcuni autori antichi. Il testo, infatti, è stato prodotto nell'ambito di una setta gnostica detta dei Cainiti (per il rilievo dato alla figura di Caino, che nel racconto biblico, uccise il pio fratello Abele) e della sua esistenza ci informa già il vescovo Ireneo di Lione, autore, intorno al 180 d. C. del trattato Contro le eresie. Ireneo scrive che la setta dei Cainiti "ha prodotto una composizione da loro chiamata Vangelo di Giuda". Anche altri due scrittori antichi, Epifanio e lo Pseudo-Tertulliano avevano parlato della setta cainita e della sua divisione in due gruppi, accomunati dalla visione positiva di Giuda, ma in disaccordo per quanto riguarda l'interpretazione del ruolo di Gesù. Per alcuni l'azione di Giuda sarebbe servita a permettere il verificarsi della crocifissione che le forze del male desideravano impedire; secondo altri Giuda sarebbe stato indotto al tradimento dopo aver compreso che Gesù intendeva servire il male e pervertire la verità. In ambedue i casi si può notare come Giuda rivesta il ruolo positivo testimoniato anche dal Vangelo di Giuda.

Ebbene, dal momento che le teorie contenute nel testo erano già note, non si comprenderebbe la ragione di un tentativo, da parte della Chiesa cattolica, di occultare un testo che le riporti. D'altra parte, tanti e tali sono i testi gnostici, ed eretici in generale, da tempo noti e disponibili anche in tutte le librerie cattoliche, che non sembra avere senso nascondere il solo Vangelo di Giuda. Chi scrive ha peraltro appena verificato la disponibilità del testo del "Vangelo di Giuda" presso la libreria "Paoline" della propria città (Lecce), che fa parte di un notissimo gruppo editoriale cattolico.

Quello che particolarmente ci dispiace è che la lunga querelle sorta in merito al presunto complotto della Chiesa cattolica, ha distolto l'attenzione sulla reale portata della testimonianza del "Vangelo di Giuda", che è una fonte importantissima per la conoscenza storica delle complesse dottrine del movimento gnostico e, in particolar modo, dei Cainiti. Come i testi della biblioteca di Nag Hammadi (vedi box qui sopra) si tratta infatti di una delle poche testimonianze dirette di un culto, altrimenti noto solo attraverso ciò che ne dicevano i "nemici" (ad esempio Ireneo di Lione).

Ancora una volta ci troviamo costretti a constatare, con una certa amarezza, come una fantasiosa interpretazione dei fatti induca talvolta a dimenticare una realtà spesso non meno affascinante della fantasia stessa. n

Bibliografia

  1. Kasser, R. - Meyer, M. - Wurst, W. - Ehrman, B. D. 2006. Il Vangelo di Giuda, Vercelli: National Geographic Society.
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Fonti internet:

Anna Rita Longo
Docente di lingua e letteratura latina e greca nelle scuole secondarie, è attualmente dottoranda di ricerca in "Filologia e letteratura Patristica, Medioevale e Umanistica" presso l'Università degli studi di Lecce.