Sulla scienza nazista

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Hans Horbinger
Ho letto con l'interesse che merita l'articolo "La scienza assassina" di Paolo Cortesi, pubblicata sul n. 24 di Query. Nonostante l'indubbio fascino dell'argomento e l'apparente correttezza delle informazioni riportate, il saggio mi è sembrato, alla fine, piuttosto "a senso unico", non diversamente, del resto, dall'insieme della produzione ideologica del CICAP stesso. Che il nazionalsocialismo hitleriano presentasse la mentalità profondamente antiscientifica tipica di tutte le "religioni", laiche o metafisiche che siano, e che si nutrisse di mitologie ancestrali e di speculazioni del tutto prerazionali, è cosa che si sapeva già, e non c'è da stupirsi se dei ciarlatani antiaccademici come Hans Horbinger siano stati rivalutati durante il perìodo nazista. Quello che personalmente mi stupisce è il fatto riportato da Cortesi secondo cui un decreto del 1935 concedeva a chiunque avesse superato i 21 anni di età, di esercitare la professione medica sul suolo tedesco. Evidentemente, senza laurea né apprendistato. Il fatto mi è parso cosi illogico ed anomalo anche per le peculiarità dell'epoca nazista, che quasi stento a crederci. Ma pur riconoscendo che il nazionalsocialismo aveva l'aspirazione ad "arianizzare" le scienze e ad asservirne una parte ai propri pregiudizi, l'articolo di Cortesi sembra che voglia, a sua volta, restituirci un'immagine parzialmente falsa, antistorica del Terzo Reich, ridotto quasi ad una propaggine di ritorno delle tenebre del Medio Evo.

Se infatti il volto del nazismo fosse stato solo quello evidenziato dal saggio in parola, la Germania degli anni '30 del Novecento sarebbe presto sprofondata in un abisso di degradazione culturale e scientifica senza pari. Invece, la Storia con la maiuscola ci insegna una verità ben diversa, perché quella stessa Germania si dimostrò in grado di conquistare in poco tempo, e di soggiogare per cinque anni gran parte dell'Europa, anche grazie ad un sorprendente progresso scientifico e tecnologico di cui, a guerra finita, gli Alleati dei due blocchi si affrettarono a raccogliere le briciole. Ciò dimostra ad abundantiam che, nonostante le sue credenze antiscientifiche di base e, forse proprio sotto la spinta di quei "preconcetti e postulati irrazionali e violenti" ricordati nell'articolo, il nazismo seppe abilmente cavalcare e sfruttare la scienza "borghese" - quella degli Heisenberg, dei von Braun e degli Oberth -, ed avrebbe di sicuro costruito, tempo permettendo, anche l'arma atomica, della quale sembra - a quanto riferisce un giornalista italiano mandato in missione da Mussolini nel 1944 - ci furono dei test preliminari in un'isola del Mare del Nord. E suppongo anche, con buona pace del sig. Cortesi, che a quell'epoca ci fossero in Germania anche degli ottimi ospedali nei quali la salute dei cittadini correva forse meno rischi di quanto avveniva in Italia. Pertanto, fingendo di dimenticare la piena realtà storica dei fatti, ed insistendo soltanto su un lato della questione, l'articolo di Paolo Cortesi finisce col fare opera di parziale disinformazione. E non mi pare strano, come detto all'inizio, che esso sia stato pubblicato proprio sulla rivista del CICAP, il cui punto di vista ideologico è stato sempre diretto "a senso unico" e condizionato da una filosofia di base materialista e negazionista, da me più volte definita quella "del cieco nato e ostinato".

Che la "miscela di scienza e di ideologia", come scrive il Vostro articolista, produca davvero dei mostri (o anche dei mostriciattoli), è verissimo non solo nel caso del nazismo o dello stalinismo. Succede in maniera plateale anche nella nostra giuliva società democratica, dove per esempio le scienze antropologiche, prima ideologicamente imburattinate e costrette a dimostrare per più di un secolo la superiorità della razza bianca, oggi ci chiedono scusa per aver sbagliato, e dietro suggerimento dei genetisti "progressisti" alla Guido Barbujani, ci dicono che le razze umane non esistono nemmeno più! E che anzi ci sono più differenze genetiche tra due abitanti della zona di Trastevere che tra un pigmeo congolese e un boscaiolo norvegese!...

E se mi ostino a notare qualche differenza tra gli ultimi due, mi rispondono che soffro di allucinazioni, e che sono inoltre "politicamente scorretto": commetto infatti il grave "peccato" di offendere l'ideologia antirazzista oggi di moda e la morale del melting-pot ad ogni costo.

Scemenze simili si sentono, purtroppo, anche nelle migliori trasmissioni culturali della televisione.

A me viene solo voglia di rispondere alla maniera del grande Eduardo (De Filippo, ovviamente). Che ne pensa Paolo Cortesi?

Ennio Scannapicco, Salerno

P.S. Noto che nell'ultimo numero di Query non c'è alcuna rubrica dedicata alla posta dei lettori. È forse un nuovo espediente per evitare imbarazzanti confronti?

Risponde Paolo Cortesi

Comincio col rassicurare il lettore: la notizia "cui stenta a credere" non è una mia invenzione.

È tratta dalla pagina 152 del libro di Manuel Penella de Silva (1910-1969) intitolato "Il numero 7" e pubblicato a Milano da Mondadori nel 1946.

Riporto integralmente: "Un decreto del 12 ottobre 1935 - uno dei più singolari promulgati dal Terzo Reich - regolava l'esercizio dell'empirismo, stabilendo che tutti gli ariani, uomini e donne, di più di ventun anno, potevano dedicarsi alla professione medica con la sola esclusione delle malattie veneree e delle vaccinazioni".

Ricordo che Penella de Silva fu corrispondente dalla Germania per diversi giornali spagnoli dal 1931 al 1942.

Il fatto è sembrato "illogico ed anomalo" al lettore, ed in effetti lo è, ma la fonte, con buona pace del sig. Scannapieco, è degna di fede.

Lo scopo del mio breve articolo era offrire qualche spunto di riflessione sullo snodo scienza-ideologia. E poiché una delle forme più brutali dell'assolutismo statalista è stata la Germania di Hitler, ho scritto quel pezzo. Naturalmente, avrei potuto scrivere di diverse altre situazioni nella storia: la Russia staliniana, la Cina di Mao, l'Italia di Mussolini, la Romania di Ceausescu ecc.ecc.

Respingo decisamente l'accusa, per me incomprensibile, del lettore di fare "parziale disinformazione". Quale sarebbe "la piena realtà storica dei fatti" che io avrei "dimenticato"?

Forse ho dimenticato che la Germania fu "in grado di conquistare in poco tempo, e di soggiogare per cinque anni gran parte dell'Europa"?

Sì, non l'ho scritto, ma il mio non era un articolo di storia militare, bensì una breve rassegna di mostruosità culturali prodotte dall'ideologia nazista, fondata sulla violenza, la quale non poteva che produrre una scienza ed una tecnologia consacrate alla guerra e alla ferocia, alla repressione, alla pseudo-antropologia razzista. E solo una scienza assassina avrebbe potuto mettere in grado uno stato, la cui economia era in gran parte dedicata all'esercito e alla guerra, di soggiogare l'Europa.

Mi pare francamente azzardato definire "scemenze" le posizioni antirazziste oggi diffuse, ma temo non abbastanza, almeno a giudicare dalla lettera del sig. Scannapieco.

(Un'osservazione al volo: la negazione del razzismo non è un'ideologia, è una conquista della genetica, finalmente affrancatasi dalle ideologie).

Per il lettore, la mia colpa sarebbe stata quella di mostrare il Terzo Reich come "una propaggine di ritorno delle tenebre del Medio Evo".

Se così fosse, avrei proprio sbagliato, perché io ritengo che la Germania nazista sia stata molto peggiore, in ogni sua espressione, delle peggiori tenebre del Medio Evo.

Il Medio Evo, infatti, pur con le sue tragiche ombre, seppe dare all'umanità sublimi grandezze assolute quali la Divina Commedia e le cattedrali.

La Germania nazista non ha creato che orrore, e non penso solo all'Olocausto.

Risponde Lorenzo Montali

Voglio rassicurare il lettore, i confronti non ci imbarazzano mai. Semplicemente, la rubrica delle lettere esce quando riceviamo qualcosa da pubblicare.