Luna e agricoltura; Prove sperimentali della metafonia? Una donna misteriosa; Guarigioni inspiegabili; I medici e l'omeopatia

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  • 27-12-2012
  • a cura di Fara Di Maio

Luna e agricoltura


Le fasi lunari hanno influenza sulla crescita degli ortaggi o sull’imbottigliamento del vino? O è una pura credenza popolare?

Guido Sassetti

Risponde Silvano Fuso

Le uniche influenze certe che la Luna esercita sulla Terra sono: le maree (oceaniche, atmosferiche e terrestri), un certo influsso sul comportamento riproduttivo di alcuni organismi marini e alcune forme di “tropismo”, ovvero i movimenti che la luce lunare può provocare su alcune piante.
Da tempo immemorabile, tuttavia, l’uomo ha attribuito al nostro satellite numerose altre influenze: sulle condizioni meteorologiche, sulle pratiche agricole (semina, potatura, raccolta, imbottigliamento del vino), sulla fisiologia umana (condizioni di salute, ciclo mestruale femminile, numero delle nascite, crescita delle unghie e dei capelli), eccetera (vedi anche l’articolo “Che fai tu, luna, in ciel?” http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275088 ). Nel passato molte patologie venivano associate agli influssi lunari. L’esempio più noto è quello dell’epilessia, che veniva chiamata mal della Luna.
Retaggi di queste antiche credenze si ritrovano ancora nel linguaggio attuale: un tipo volubile è detto lunatico e il cattivo umore viene indicato come “Luna storta”.
Tutte le presunte influenze della Luna sopra citate non sono mai state dimostrate e rimane estremamente difficile accettarne l’esistenza sulla base delle nostre conoscenze scientifiche.
Appare invece più ragionevole considerarle retaggio di una visione magica del mondo e in particolare della cosiddetta “magia simpatica”. Tutte le prescrizioni che vengono dispensate in funzione della Luna in campo agricolo, per esempio, obbediscono infatti alla seguente regola generale: «Tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto in Luna crescente. Tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto in Luna calante».
Già questa generalità e questa analogia tra fenomeni così disparati fa sorgere qualche serio dubbio. Il ragionamento per analogia, sebbene intuitivo e in qualche misura istintivo, è tuttavia molto rischioso e non ha nessuna base logica. Esso rappresenta un approccio alla realtà molto primitivo che è stato ampiamente superato dalla scienza.
La diffusissima credenza degli influssi lunari sul vino riguarda i vini a fermentazione naturale e non interessa quindi le grandi aziende che usano metodi di ultrafiltrazione e pastorizzazione, imbottigliando ogni giorno con ottimi risultati. Sembra comunque che nell’attività dei lieviti del vino vi siano due periodi di ripresa fermentativa, dipendenti da molti fattori ma tradizionalmente ritenuti coincidere con la Luna di Pasqua e quella di agosto, ovvero variazioni annuali (l’osservazione della Luna come “calendario” per le operazioni agricole è cosa ben nota). Molti di coloro che sostengono la realtà di questi influssi fanno, pressappoco, il seguente ragionamento: «La Luna riesce a smuovere le acque determinando le maree. È quindi plausibile che possa anche avere altri effetti». Questo ragionamento è però erroneo. Infatti il meccanismo che determina le maree è ben noto. In pratica il flusso mareale si origina a causa delle diverse forze attrattive che si generano nella massa liquida, in punti molto lontani tra loro. Evidentemente però non ha senso tirare in ballo l’effetto marea per giustificare l’esistenza di altri fenomeni completamente diversi e mai dimostrati.
Al di là degli effetti gravitazionali, alcuni attribuiscono certi presunti influssi alla luce lunare. Alcuni fenomeni possono effettivamente dipendere da questa causa: per esempio il comportamento riproduttivo di alcuni organismi marini e alcune forme di “tropismo” citati sopra. Per gli altri presunti fenomeni, tuttavia, basta riflettere un attimo per rendersi conto di quante altre sorgenti luminose dovrebbero avere effetti ben più significativi.
Per ulteriori dettagli sulle false influenze attribuite alla Luna mi permetto di rimandare il lettore al mio articolo “La Luna tra scienza e mito” (pubblicato su Scienza & Paranormale n. 10-IV, 1996), reperibile al seguente indirizzo web: http://www.cicap.org/articoli/at100020.htm e al libro Dalla Luna alla Terra. Mitologie e realtà degli influssi lunari di Marta Erba, Gianluca Ranzini e Daniele Venturoli (Bollati Boringhieri, Torino, 2010).

Prove sperimentali della metafonia?


Ho appena scoperto della esistenza del CICAP, e mi affascina molto. Ho letto che avete riconosciuto come validi degli esperimenti di metafonia del ricercatore Bacci. Non vi nascondo che ho un forte interesse al contatto con l’aldilà avendo perso mio padre che adoro con tutta me stessa. Volevo sapere cosa ne pensate e se secondo voi è davvero possibile un contatto con le anime.

Sara

Risponde Marco Morocutti

Gentile lettrice,
come giustamente osserva, la possibilità di comunicare con il mondo dei defunti è una prospettiva affascinante. Nell’antichità ci si rivolgeva a oracoli e veggenti, convinti che queste figure fossero in grado di stabilire un contatto con le dimensioni ultraterrene. In tempi più recenti, a partire dalla metà del 1800, la nuova disciplina dello spiritismo ha convinto molti a ritenere che certe persone, dotate di capacità medianiche, potessero evocare i defunti tramite le sedute spiritiche.
Ancora più recentemente, circa un secolo dopo, ha iniziato a diffondersi la pratica della psicofonia, o metafonia, secondo la quale sarebbe possibile aprire un canale diretto di comunicazione verso l’Aldilà impiegando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione, ossia principalmente le radio e i registratori. In Italia il ricercatore più noto in questa disciplina è Marcello Bacci, che nel suo Circolo di Grosseto ha condotto per molti anni sedute di ascolto collettive, dove i convenuti ponevano domande ai propri cari scomparsi nella speranza di ottenere risposte dirette tramite la radio.
Nonostante ciò che talvolta si legge, il CICAP non solo non ha mai «riconosciuto come validi» gli esperimenti di Bacci, ma al contrario ritiene che nella pratica della psicofonia non vi sia alcuna evidenza di un contatto con l’Aldilà. Le voci e i suoni che gli appassionati portano come dimostrazione del presunto contatto trovano in realtà origine in una serie di cause, anche molto diverse fra loro, che hanno sfortunatamente origini terrene. Dico “sfortunatamente” perché la possibilità di comunicare con chi non è più fra noi utilizzando una semplice radio sarebbe una prospettiva affascinante per chiunque, e non solo per chi si occupa di psicofonia.
La natura della maggior parte delle voci registrate in questo genere di esperimenti è dovuta a vere comunicazioni radio, che non vengono però riconosciute dagli sperimentatori sia per motivi di conoscenza tecnica sia (soprattutto) per motivi psicologici e percettivi. In particolare, entra in gioco l’attitudine a interpretare in modo arbitrario, o - meglio ancora - in modo consono alle aspettative, le percezioni indistinte alle quali non sia possibile attribuire un significato univoco. Questo meccanismo, chiamato pareidolia, è lo stesso che consentiva a molti di noi di cercare da bambini le forme degli animali osservando le nuvole, fino a riuscire a trovarle. Su questo stesso numero trova un interessante articolo proprio su questo tema.
Questa naturale tendenza a interpretare in modo soggettivo le percezioni indistinte diventa particolarmente evidente, ad esempio, nelle “voci” prodotte dai coniugi Desideri, due sperimentatori italiani che ascoltando una normale voce registrata, ma riprodotta al contrario, ritengono di individuarvi con chiarezza un messaggio. Si osserva però molto facilmente che invertendo nuovamente il nastro, ove queste persone ritengono sia presente il “messaggio”, si torna ad ascoltare solo la voce originale e nulla più, dimostrando così che il presunto messaggio esisteva solo nella mente di chi ascolta.
Oltre ai problemi di interpretazione, agli errori di natura tecnica, alle interferenze e all’uso improprio delle apparecchiature, spesso di scarsa qualità, occorre sempre considerare la possibilità di frodi deliberate. Proprio in virtù della natura intima ed emotivamente coinvolgente di questo genere di esperimenti, una frode realizzata con mezzi tecnici diventa non solo difficile da individuare per chi non sia in possesso di adeguate conoscenze tecniche, ma anche particolarmente odiosa, considerando che chi si avvicina alla psicofonia lo fa il più delle volte come risposta a un grave disagio per la perdita di un congiunto.
Alcuni anni fa ho avuto modo di visitare il Centro di Grosseto e incontrare Marcello Bacci con alcuni suoi collaboratori. Non mi è mai stato consentito di assistere a una seduta di psicofonia, ma solo di osservare le apparecchiature spente, senza eseguire alcuna prova o verifica. Ne sono uscito con la sensazione che Bacci sia una persona di spessore, con una grande fede nella medianità e una grande passione per quella che tradizionalmente viene chiamata ricerca psichica. Da quanto ho visto e sentito, non credo invece di poter dire la stessa cosa riguardo alle numerose persone che, nel corso di molti anni, hanno affiancato Marcello Bacci nella storia nota e meno nota della psicofonia italiana.

Una donna misteriosa


Ero al mare e ho scattato questa foto; il giorno dopo, mentre riguardavo il mio album, ho notato una macchia scura in lontananza. Ho ingrandito l’immagine per vedere meglio l’immagine e capire se è solo una macchia, e mi sono accorta che è una figura femminile. Di cosa si tratta? È solo un riflesso? Spero che voi possiate rispondermi.
In attesa di una vostra risposta vi ringrazio e vi saluto cordialmente.


Anna Maria

Risponde Gigi Cappello del CICAP Sicilia

La figura femminile alla quale fa riferimento Anna Maria è abbastanza ben visibile quasi al centro della foto (fra la ragazza in piedi in costume nero e i ragazzi con il materassino). La “presenza” appare chiaramente in costume da bagno, il che rende plausibile che si tratti di un soggetto diegetico, cioè un soggetto effettivamente presente in scena che, per qualche motivo, non è stato ritratto in modo completo.
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Figura 1
Guardando i dati exif dell’immagine scopriamo che è stata scattata usando la camera integrata a uno smartphone Samsung. Questi oggetti sono in grado di realizzare ottime immagini in quanto compensano le insormontabili deficienze di ottica con un massiccio utilizzo di software. Spesso, inoltre, queste camere sono dotate di sofisticati effetti di esposizione multipla automatica (ad esempio per realizzare panorami o immagini HDR). Capita non di rado dunque che, per difetti di scatto o perché si è inavvertitamente lasciata in funzione una qualche modalità di ripresa, nelle immagini registrate da smartphone appaiano effetti di esposizione doppia. In parole povere è come se l’immagine fosse il risultato della sovrapposizione di due diverse foto scattate a brevissima distanza temporale.
Riteniamo che la foto di Anna Maria ne sia un esempio. Per avere la certezza che si tratti proprio di questo dovremmo poter disporre del telefonino. In ogni caso possiamo mettere in evidenza due anomalie nell’immagine che avvalorano la nostra ipotesi.
In figura 2 è rappresentato un particolare dell’immagine (in bianco e nero, a contrasto elevato per facilitare la visione) in corrispondenza della “presenza”. Si può notare alla sua destra un’altra figura evanescente: si tratta delle gambe della signorina.
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Figura 2
Sembrerebbe dunque che la figura sia stata ripresa due volte in due posizioni differenti (è un classico gioco che si fa con le lunghe esposizioni, proprio per creare immagini “spettrali”). L’altra anomalia risulta evidente guardando l’orizzonte (figura 3).
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Figura 3
In questo caso, si nota che la linea d’orizzonte, che dovrebbe risultare dritta (o al massimo lievemente concava o convessa), è invece ondulata. Un tale effetto si può ottenere solo con esposizioni multiple: si ottiene per esempio quando si realizzano montaggi panoramici senza disporre di un cavalletto. Nel caso in questione può essere invece dovuto al fatto che, come abbiamo più volte detto, l’immagine è la composizione di due scatti consecutivi, uniti tramite software: basta che Anna Maria abbia di poco ruotato il polso fra i due scatti, ed ecco comparire l’orizzonte ondulato.

Guarigioni inspiegabili


Sono un ingegnere, per cui ho poche nozioni di medicina, e l’argomento che vorrei sottoporre alla vostra attenzione riguarda proprio tale ambito.
Discutevo con un collega a proposito di guarigioni miracolose, quelle ovviamente documentate e usate dalla Chiesa nei processi di canonizzazione dei santi, e riflettevo sul fatto che, in ambito medico, si usa paragonare i risultati con un gruppo di controllo.
Vorrei quindi sapere se esistono anche casi di guarigioni da mali incurabili, altrettanto improvvise e documentate, ma che sono avvenute senza che le persone guarite abbiano compiuto nessun atto di fede o chiesto l’intercessione e le preghiere di nessuno; e se sì, in quale percentuale rispetto ai casi considerati soprannaturali.
Mi rendo conto che la domanda è parecchio difficile, perché eventuali casi di guarigione improvvisa e inaspettata che siano del tutto naturali tenderebbero sicuramente a passare sotto silenzio rispetto a quelli religiosi. Tuttavia credo che i medici dovrebbero documentare tutti i casi di guarigioni inspiegabili.


Matteo Berra

Risponde Armando de Vincentiis

Nella cosiddetta miracolistica ciò che non viene preso in considerazione è il fattore statistico e, soprattutto, il fatto che tutte le guarigioni rientrano in un range di normalità - per quanto ridotto - che la medicina contempla. L’influenza, ad esempio, è curabile, ma alle estremità della curva statistica troviamo casi di persone morte per influenza. Alcuni mali sono inguaribili, ma all’estremità della nostra curva gaussiana troviamo alcuni che guariscono. Casi rari, certo, ma non impossibili. E quali sono quelli impossibili? La ricrescita di un arto, ad esempio. Un simile evento non si troverà nella nostra curva (e neanche nei miracoli “documentati”) perché, appunto, impossibile. Ci sono certamente casi di guarigioni ritenute inspiegabili dalla medicina avvenuti senza che nessuno abbia invocato l’intercessione religiosa, ma proprio per questo tali casi, rientrando nelle statistiche mediche, non fanno scalpore. Essi sono però molto più frequenti di quelle dai risvolti religiosi. Si veda, ad esempio, il libro di Marc Ian Barasch Guarigioni straordinarie (Mondadori).
Quel che lei chiede, e cioè che i medici documentino tutti i casi di guarigioni inspiegabili, in effetti quindi già avviene. I risultati di tali studi sono però conosciuti dagli addetti ai lavori e non vengono citati nelle trasmissioni televisive o in ambiti divulgativi. Ancor meno vengono citati da coloro che raccolgono e diffondono notizie relative a eventi “miracolosi”.
Per quanto riguarda i gruppi di controllo, non è possibile organizzarne poiché gli studi vengono fatti ex post facto, ossia a fatto compiuto, per cui non esiste alcuna variabile confrontabile per stabilire la guarigione miracolosa. Da ciò si evince che non è possibile stabilire alcun rapporto di causa-effetto tra guarigione e luogo sacro, intercessione e/o altri elementi.

I medici e l'omeopatia


Se una persona non laureata in medicina si dichiarasse omeopata, è possibile che perseguirla per esercizio abusivo della professione medica visto che questa pratica non è medicina? Come mai i corsi di agopuntura e omeopatia sono accessibili solo ai laureati?
Sarebbe estremamente interessante assistere a una battaglia legale in tal senso e vedere cosa ne verrebbe fuori! Ci vorrebbe un coraggioso che si dichiarasse omeopata non laureato... un po’ come fece Randi col progetto Alpha.


Alberto Guazzoni

Risponde Salvo Di Grazia, medico chirurgo

L’omeopatia è considerata pratica medica perché indirizzata a persone con problemi di salute e per questo, assieme ad altre medicine complementari (come l’agopuntura ad esempio), può essere prescritta soltanto da laureati in medicina abilitati alla professione. Tutti gli ordini dei medici, inoltre, hanno un albo speciale per gli associati che esercitano l’omeopatia, per iscriversi al quale sono necessari alcuni corsi di formazione ufficialmente riconosciuti. Definirsi “omeopata” quindi è permesso esattamente come dirsi “dottore”, a patto di averne i requisiti; ma se un “non medico” (cioè una persona non laureata in medicina) prescrivesse rimedi omeopatici incorrerebbe nel reato di esercizio abusivo della professione medica.
I corsi di formazione in omeopatia e agopuntura sono accessibili solo ai laureati proprio per questo motivo; chi non è in possesso della laurea non può esercitare l’omeopatia, anche se ovviamente chiunque può esserne appassionato o studiarla. Di conseguenza, almeno in Italia, eventuali corsi o attestati per omeopati non possono essere rivolti a un pubblico “laico”.