Wow! Gli alieni ci contattano

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  • 29-05-2014
  • di Francesco Grassi
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Il 15 agosto 1977 poco dopo le ore 23 uno strano segnale radio raggiunse il radiotelescopio Big Ear negli U.S. in Ohio. Ma fu solo dopo qualche giorno che il dottor Jerry R. Ehman, nell'analizzare la stampa dei segnali, s'imbatté nella sequenza di numeri e caratteri “6EQUJ5” la quale diventò successivamente famosa come il segnale Wow!.
Le lettere e i numeri del codice che Ehman cerchiò, 6EQUJ5, descrivevano il rapporto segnale/rumore dell’emissione ricevuta, secondo la seguente convenzione di simboli: spazio, 1, 2, 3, ..., 8, 9, A, B, C, e così via. Lo spazio corrispondeva a un valore compreso tra 0,000 e 0,999, ciascun numero intero identificava un intervallo compreso fra il numero stesso e l'intero successivo (da 1,000 a 1,999, da 2,000 a 2,999, ecc.) mentre valori superiori a 10,000 venivano segnalati dalle lettere A, B, C e così via. Il valore “U”, compreso pertanto tra 30,000 e 30,999, fu quello più alto mai misurato dal radiotelescopio. La sequenza 6EQUJ5 descriveva dunque un segnale di intensità crescente nel tempo, con un picco e poi una successiva decrescita.
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Il motivo del nome fu proprio dovuto alla scritta “Wow!” che Ehman fece con penna rossa nel margine sinistro del foglio di carta della stampa dopo aver cerchiato i sei caratteri. L'attività di studio che portava avanti il dottor Ehman faceva parte di un progetto SETI (“Search for ExtraTerrestrial Intelligence”) ed era quindi questo il motivo che lo fece sobbalzare sulla sedia: era forse giunto sulla Terra finalmente il primo segnale da parte di una civiltà aliena intelligente?
Il segnale che sembrava provenire dalla costellazione del Sagittario durò 72 secondi, proprio la durata che ci si aspettava da un eventuale segnale extraterrestre dal momento che il radiotelescopio Big Ear era ovviamente soggetto alla rotazione della Terra per ascoltare segnali provenienti dallo spazio e a quella velocità poteva osservare un dato punto del cielo proprio per 72 secondi.
Purtroppo ancora oggi non è chiaro a che cosa fosse dovuto il segnale Wow!, che, inoltre, non è mai più stato rilevato. Per questo motivo si è fatta strada anche l'ipotesi di un segnale radio originatosi sulla Terra e poi riflesso da un detrito spaziale, oppure da qualcos'altro in grado di fungere da specchio a un'emissione generata dalla nostra stessa civiltà. Facciamo ora però un salto in avanti nel tempo.
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Nel 2010 in un documento[1] pubblicato da un team di ricerca del SETI Institute[2] viene citata la rilevazione di quello che sembra avere tutte le caratteristiche per essere un nuovo segnale Wow!. Sarà questa la volta buona per un vero contatto alieno, almeno via radio? Ci occupiamo qui dell'articolo del 2010 perché all'inizio del mese di marzo di quest'anno c'è stato un rilancio[3] di quei contenuti, che è poi stato ripreso in diversi blog e altre fonti in rete con toni sensazionalistici, del tipo: “Al vaglio degli esperti il nuovo segnale Wow! rilevato dal SETI: un radiofaro alieno?
Proviamo a leggere la fonte che nel 2014 ha ripreso il documento del 2010. Si tratta di un articolo il cui focus è di discutere una particolare tipologia di segnali radio che siano in grado di trasportare informazioni qui sulla Terra da un'ipotetica civiltà al di fuori del nostro sistema solare. L'articolo spiega che “segnali interessanti ma non persistenti vengono osservati migliaia di volte al giorno all'istituto SETI”. Circa la persistenza viene inoltre chiarito che se i segnali non sono persistenti, se non durano cioè giorni o settimane, allora non si può ritenere dimostrata la loro origine aliena e per sicurezza il SETI li classifica come prodotti dalla civiltà umana. E in effetti il famoso segnale del 2010 (che viene citato a pagina 12 dell'articolo) non è più stato rilevato nonostante diversi tentativi durati più di due settimane e quindi non si può essere sicuri che non sia stato creato da qualche trasmettitore presente sulla Terra. Wow! Ma allora, come nel 1977, forse siamo sempre noi a fornirci degli stimoli che poi cerchiamo di interpretare. Questo mi ricorda un po’ la storia dei cerchi nel grano...

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