Trasformare i giochi di prestigio in ricerca

Gli spettacoli di magia provano quanto i prestigiatori affermati abbiano una perfetta conoscenza riguardo all'attenzione e alla consapevolezza umana. Dallo studio delle loro tecniche i neuroscienziati possono apprendere metodi validi per manipolare in laboratorio attenzione e coscienza

  • In Articoli
  • 14-11-2009
  • di Stephen L. Macknik, Mac King, Susana Martinez-Conde, James Randi, Apollo Robbins, Teller, John Thompson
La magia è una delle più vecchie e diffuse forme di spettacolo[1] ed è anche una disciplina con un lungo retaggio di sperimentazione non ufficiale. Questa ufficiosa ricerca dei prestigiatori tende a individuare quali condizioni portino al massimo del controllo dell'attenzione e della percezione umana. Come i primi registi di cinema hanno cercato quali tecniche di montaggio fossero più efficaci per trasmettere le loro idee, così anche i prestigiatori hanno studiato le tecniche più adatte a sviare l'attenzione del pubblico o a sfruttarne i difetti nella percezione e nella coscienza. I giochi di prestigio sono da considerare quindi una fonte pressoché inesplorata per la comprensione di tali fenomeni. Per quanto riguarda la comprensione del comportamento e della percezione, ci sono casi in cui l'esperienza intuitiva del prestigiatore risulta superiore a quella del neuroscienziato. In quest'articolo mettiamo in risalto le aree in cui i neuroscienziati possono ottenere vantaggi dalla collaborazione con la comunità dei prestigiatori (il box 1 evidenzia una di queste aree di possibile collaborazione).

I prestigiatori creano effetti (trucchi) che sembrano al di fuori delle leggi della natura solo utilizzando mezzi naturali. Bisogna notare che, diversamente dai cosiddetti sensitivi, i prestigiatori non vantano il possesso di poteri supernaturali. Gli stratagemmi utilizzati dai prestigiatori possono includere uno o più dei seguenti mezzi: illusioni visive (immagini postume), illusioni ottiche ("fumi e specchi"), illusioni cognitive ("inattentional blindness", percezione senza attenzione), effetti speciali (esplosioni, finti spari, eccetera), congegni segreti e aggeggi meccanici.

Gli inganni della visione – così come quelli degli altri sensi – sono fenomeni in cui la percezione soggettiva di uno stimolo non coincide con la sua realtà fisica. Si hanno gli inganni visivi perché nel cervello i circuiti neurali amplificano, sopprimono, fanno convergere e divergere l'informazione visiva in modo tale da lasciare alla fine l'osservatore con una percezione soggettiva diversa dalla realtà. Ad esempio, nel primo stadio della visione i circuiti inibitori laterali aumentano il contrasto dei bordi e degli angoli, così che queste caratteristiche visive sembrano più rilevanti di quanto siano dal vero[2][3][4][5][6]. Diversamente dalle illusioni visive, le illusioni ottiche non sono un risultato di elaborazione del cervello: esse manipolano le proprietà fisiche della luce, come la riflessione (gli specchi) e la rifrazione (una matita immersa in un bicchiere d'acqua sembra spezzata a causa dei diversi indici di rifrazione di aria e acqua).
Le illusioni cognitive possono essere distinte dalle illusioni visive per il fatto che non sono di natura sensoriale: esse coinvolgono funzioni cognitive di livello superiore, come l'attenzione e l'inferenza causale (la maggior parte dei giochi di prestigio con monete e carte ricade in questa categoria).

L'applicazione da parte dell'abile prestigiatore di tutti questi mezzi dà l'impressione di un evento magico, impossibile nella realtà fisica. Quest'articolo mostra in quale modo vengano applicati gli inganni visivi e cognitivi nei giochi di prestigio ed evidenzia i meccanismi neurali su cui essi si basano. Sono presi in esame alcuni dei metodi sviluppati dai prestigiatori e dai borseggiatori nel corso dei secoli allo scopo di distrarre la consapevolezza e l'attenzione, così come le loro potenziali applicazioni nella ricerca, soprattutto nello studio dei processi cerebrali che sono alla base di coscienza e attenzione. Con questo articolo vogliamo dimostrare al neuroscienziato cognitivo che le tecniche utilizzate dai prestigiatori possono risultare strumenti di laboratorio potenti ed efficaci. Lo studio delle intuizioni artistiche sviluppate dai prestigiatori sull'attenzione e la coscienza potrebbero più avanti condurre a nuove intuizioni scientifiche relative alle loro basi neurali.

Le illusioni visive nella prestidigitazione


Le illusioni visive sono spesso utilizzate dai neuroscienziati per dissociare l'attività neurale corrispondente alla percezione di uno stimolo dalla attività neurale corrispondente alla realtà fisica. I neuroni, i circuiti e l'area cerebrale con attività corrispondente allo stimolo fisico, piuttosto che alla sua percezione soggettiva, possono essere esclusi dai correlati neurali della coscienza. Le illusioni visive sono utilizzate dai prestigiatori anche per ingannare il loro pubblico, spesso allo scopo di intensificare le illusioni cognitive. Qui discuteremo di alcune categorie di illusioni visive che sono impiegate nei giochi di prestigio, così come della loro base neurale.

Il cucchiaino piegato

In questa illusione il prestigiatore sembra piegare un cucchiaino con il solo potere della mente. In una fase del trucco il prestigiatore tiene il cucchiaino orizzontalmente e lo muove in alto e in basso. Ciò mostra che il collo del cucchiaino è diventato pieghevole[7]. Questa apparente malleabilità è un esempio dell'illusione detta della sbarra danzante (o albero di gomma), in cui una sbarra oscillante (o albero di gomma)[8] sembra piegarsi quando è mossa rapidamente. La base neurale di questa illusione risiede nel fatto che i neuroni end-stopped (ossia i neuroni che rispondono sia al moto sia alle terminazioni dei bordi di uno stimolo, come gli angoli o le estremità di una linea) nella corteccia della visione primaria (area V1) e nell'area medio-temporale della visione (area MT, anche conosciuta come area V5), rispondono in maniera differente agli stimoli oscillanti dei neuroni non-end-stopped[9][10][11][12]. Questa diversa risposta ha come risultato un'apparente dislocazione spaziale tra le estremità dello stimolo e il suo centro, facendo sì che un oggetto rigido sembri molle al centro.

La scomparsa della persistenza della visione

Con persistenza della visione si indica un effetto in cui un'immagine sembra persistere per un tempo superiore a quello della sua apparizione[13][14][15]. Così un oggetto che è stato rimosso dal campo visivo sembrerà visibile ancora per un breve intervallo di tempo. Il trucco del vestito colorato del Grande Tomsoni (J.T.), in cui l'abito della assistente del mago cambia istantaneamente colore da bianco a rosso, illustra appunto un'applicazione di questa illusione. Dapprima il cambiamento di colore sembra dovuto (banalmente) alla luce rossa che all'inizio illumina la donna, ma dopo che la luce rossa è stata spenta e ritorna la luce bianca, si scopre che la donna indossa effettivamente un abito rosso. Ecco come funziona il trucco: quando si spegne la luce rossa c'è un breve periodo di oscurità in cui il pubblico viene lasciato con un'evidente immagine postuma dell'abito rosso (in realtà bianco ma illuminato di rosso). Questa breve immagine postuma persiste per un intervallo di tempo sufficiente a permettere il rapido cambiamento d'abito quando la sala è ancora nel buio. Nel momento in cui torna la luce bianca è visibile il vestito rosso che l'assistente indossava sotto quello bianco.
Questa stessa illusione è alla base della stabilità di percezione delle immagini in movimento (l'immagine appare stabile anche se in effetti sta sfarfallando). A livello neurale l'accensione e lo spegnimento di uno stimolo generano risposte dei neuroni visivi che hanno come effetto la visione percettiva dello stimolo[16]. La risposta neurale generata dallo spegnimento dello stimolo è chiamata after-discharge ed ha come conseguenza la percezione di un'evidente immagine postuma che persiste per circa 100 ms dopo la cessazione dello stimolo[17][18][19].

La curvatura spaziale trizonale di Jerry Andrus

In questa illusione il pubblico fissa per parecchio tempo la rotazione di un disco con tre zone in espansione e in contrazione. Gli si chiede poi di osservare sul palcoscenico un oggetto diverso, che a sua volta sembrerà in espansione e in contrazione. Gli effetti secondari, più conosciuti come l'illusione della cascata, sono tra i più vecchi inganni visivi conosciuti. Li riporta per la prima volta nei suoi "Parva naturalia" Aristotele, il quale aveva notato che se si fissa un corso d'acqua in movimento e poi si distoglie lo sguardo, le rocce della riva sembreranno muoversi nella direzione opposta a quella dell'acqua. Questo effetto è dovuto all'adattamento neurale, ossia alla diminuzione della risposta di un sistema neurale ad uno stimolo costante. Nell'illusione della curvatura spaziale trizonale, l'adattamento ad un moto in espansione e contrazione avviene in tre diverse parti del campo visivo. Le illusioni precedenti sono esempi di trucchi di prestigio che potrebbero essere usati per meglio comprendere i fondamenti della percezione visiva. Potranno esserci altri processi visivi fondamentali che possono essere scoperti studiando la prestidigitazione (box a p. 29). Più avanti viene suggerito che ci siano processi cognitivi che saranno meglio compresi grazie ai prestigiatori, come è discusso nella prossima sezione.

Illusioni cognitive nel mondo della magia


Cecità per distrazione e cecità ai cambiamenti

image
Gli oggetti a cui si presta attenzione paiono essere più rilevanti o possedere un contrasto più elevato rispetto a quelli non considerati[20][21][22][23]. Questi effetti della percezione hanno corrispondenze ben conosciute nel sistema visivo a livello neurale[24]. Gli illusionisti usano il termine generico misdirection, depistaggio, per riferirsi all'operazione di fuorviare l'attenzione dello spettatore da un'azione che va tenuta nascosta. In questo modo, è possibile definire il depistaggio come l'attirare l'attenzione del pubblico lontano dal "metodo" (il trucco segreto che regge l'"effetto" finale) per focalizzarla sull'effetto (cioè quello che lo spettatore percepisce realmente)[25], [26]. Il depistaggio può avvenire sia in maniera evidente che nascosta. In questo contesto, parleremo di "depistaggio evidente" per tutti quei casi in cui il prestidigitatore indirizza lo sguardo dello spettatore lontano dal metodo. Con il più elusivo "depistaggio nascosto", l'illusionista sposta il punto focale dell'attenzione di uno spettatore (che può essere anche inteso come la soglia di sospetto/diffidenza dello spettatore stesso) lontano dal metodo ma senza ridirigerne il punto di osservazione. In altre parole, con quest'ultimo metodo, il pubblico guarda direttamente il metodo alla base del gioco di prestigio ma non ne è direttamente consapevole poiché l'attenzione è focalizzata su altri aspetti.

image
David Blaine durante il numero del congelamento vivo.
Il concetto di depistaggio nascosto viene descritto nell'ambito delle neuro-scienze cognitive con i termini di cecità ai cambiamenti e cecità per distrazione. A causa della cecità ai cambiamenti, gli osservatori non riescono a notare che qualcosa appare in maniera differente da come risultava essere poco tempo prima. Tale cambiamento può essere atteso o meno, ma il punto chiave è che si richiede a chi osserva di confrontare gli stati di un oggetto prima che avvenga e dopo che è avvenuto il cambiamento. Studi su questo tipo di insensibilità percettiva hanno dimostrato che cambiamenti repentini in una scena visiva possono passare totalmente inosservati se questi avvengono durante un'interruzione momentanea dell'attenzione[27], come ad esempio lo sbattere delle palpebre[28], un movimento saccadico dell'occhio (movimenti oculari volontari)[29] o un tremolio nella scena stessa[30][31][32][33], anche quando gli osservatori focalizzano correttamente il loro sguardo su tali cambiamenti. C'è da aggiungere, inoltre, che cambiamenti anche molto più graduali e ampi possono passare inosservati agli occhi degli osservatori, anche in assenza di tali interruzioni[34]. Un esempio emblematico di cecità ai cambiamenti è documentato nel video del team di Richard Wiseman sul gioco della carta che cambia colore (disponibile online sul sito YouTube.com, all'indirizzo www.youtube.com/watch?v=voAntzB7EwE). In questa dimostrazione, gli osservatori non si accorgono dei cambiamenti di colore che avvengono fuori scena.

La cecità per disattenzione fa sì che un osservatore non noti un oggetto inaspettato che è invece ben visibile sulla scena. In questo contesto, una disattenzione di questo tipo si differenzia dalla precedente per il fatto che non è richiesto alcun confronto mnemonico – l'oggetto non percepito è chiaramente visibile in un dato istante di tempo. Un classico caso di tale insensibilità è descritto da Simons e Chabris[35]: questi han chiesto a degli spettatori di contare quante volte i giocatori di una squadra di pallacanestro si passavano la palla l'uno con l'altro, ignorando allo stesso tempo i passaggi effettuati da giocatori di altre squadre. Concentrati sul loro compito, molti osservatori non hanno notato una persona vestita da gorilla che camminava sul campo da gioco (e dire che il gorilla si era pure fermato per un momento al centro della scena battendosi il petto!). In questa situazione, nessuna brusca interruzione o distrazione si è resa necessaria, poiché il compito di contare i passaggi ha richiesto molta concentrazione. Per di più, gli occhi degli osservatori sono stati puntati per tutto il tempo sulla scena allo scopo di assolvere al meglio il compito loro assegnato. Avvalendosi dei tracciati dei movimenti oculari, Memmert ha dimostrato che molti degli osservatori non sono stati in grado di vedere il gorilla anche quando lo stavano guardando esplicitamente[36].

La comunità degli illusionisti considera la forma del depistaggio nascosto come quella più elegante, rispetto alla forma aperta[37]. Tuttavia, pochi studi a tale proposito hanno indagato la loro efficacia. Kuhn e Tatler[38] hanno misurato il movimento degli occhi degli osservatori durante la presentazione di un gioco di magia (un mago che fa "sparire" una sigaretta facendola cadere sotto un tavolo). Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio ad aver messo in correlazione la percezione del senso del magico con qualsivoglia tipo di misura fisiologica. Scopo dell'esperimento era quello di analizzare i tracciati oculari dei soggetti coinvolti per determinare se il non aver percepito il trucco fosse dovuto al fatto che gli osservatori non lo stavano guardando al momento giusto oppure perché non ci stessero badando affatto (indipendentemente dalla posizione del loro sguardo). I risultati hanno dimostrato che l'accorgersi o meno della caduta della sigaretta non può essere spiegato a livello della retina. In altri termini, il tasso di scoperta del trucco non era influenzato significativamente né dallo sbattere di palpebre, né da movimenti saccadici né da quanto lontano si trovasse la sigaretta rispetto al centro visivo al momento della caduta. Gli autori perciò conclusero che il mago manipola principalmente l'attenzione degli spettatori piuttosto che i loro sguardi, utilizzando principi simili a quelli impiegati negli studi sulla cecità da disattenzione. Così, per bilanciare i depistaggi dell'illusionista, lo spettatore dovrebbe riallocare la propria attenzione – piuttosto che lo sguardo – focalizzandola sul trucco (cioè, la caduta della sigaretta) al momento opportuno[39]. Studi recenti hanno dimostrato che anche le direzioni delle microsaccadi possono essere usate come indicatori della distribuzione spaziale dell'attenzione di tipo non intenzionale[40][41][42]. Le ricerche future potrebbero occuparsi di misurare l'influenza che hanno le direzioni microsaccadiche di uno spettatore durante le esecuzioni, ben riuscite e no, di trucchi magici.

Uno studio recente sull'illusione della palla che svanisce (Vanishing Ball Illusion) supporta ulteriormente la tesi per cui manipolare la direzione dello sguardo non è un punto critico per un efficace depistaggio nascosto. Nell'illusione sopracitata, una palla lanciata dall'illusionista svanisce a metà del volo. Per ottenere un simile effetto, il mago comincia con il lanciare verticalmente la palla in aria per poi riprenderla al volo, ripetendo l'esercizio diverse volte senza cambiamenti: ad un certo punto, per il lancio finale, finge semplicemente di lanciarla. La palla, in realtà, rimane nascosta nel palmo della mano del mago, ma molti spettatori la percepiscono salire verso l'alto per poi svanire a metà della traiettoria. Durante l'esecuzione di questo gioco, la testa e gli occhi del mago seguono la traiettoria di una palla immaginaria lanciata verso l'alto. Kuhn e Land[43] hanno dimostrato che l'impiego di una tale gestualità di tipo sociale (social cue) è essenziale per far sì che gli spettatori percepiscano effettivamente l'illusione (vale a dire, la sparizione della palla durante il volo). Tuttavia, gli osservatori non dirigevano direttamente il loro sguardo nella zona in cui dichiaravano di aver visto svanire la palla. Tale fatto suggerisce che il sistema che regola il movimento oculare non rimane ingannato dall'illusione. Difatti, si presume che l'effetto illusorio sia causato da un implicito ridirezionamento del punto focale dell'attenzione nella posizione dove si prevede che si trovi la palla. Questo risultato è coerente con studi fatti in precedenza, i quali hanno suggerito l'esistenza di meccanismi separati per la percezione e il controllo del sistema motorio degli occhi[44][45][46][47][48][49][50][51]. Per esempio, i movimenti degli occhi dei pazienti affetti da "visione cieca" sono influenzati da stimoli che essi stessi non sono in grado di percepire a livello conscio[52][53][54]. Inoltre, sempre Kuhn e Land[55] hanno ipotizzato che, nell'illusione della palla che sparisce, il reindirizzamento nascosto del punto focale dell'attenzione verso il punto previsto dove ritrovare la palla sia in relazione con il "momento rappresentazionale"[56]. In altri termini, la posizione finale di un oggetto in movimento che ad un tratto sparisce viene percepita come più avanzata lungo la traiettoria prevista rispetto alla posizione reale finale. Il corrispettivo del momento rappresentazionale a livello neurale dovrebbe essere localizzato nella corteccia parietale posteriore dei primati[57]. Gli osservatori dell'illusione in esame possono anche essere stati tratti in inganno dal movimento fortemente implicito suggerito loro dalle mosse dell'illusionista. Studi recenti si sono focalizzati sui meccanismi regolanti la percezione di un moto implicito presenti a livello neuronale (alcuni esempi di moto implicito sono le linee di velocità disegnate dai fumettisti e le fotografie di persone che corrono o danzano). I neuroni predisposti al riconoscimento del moto implicito si trovano nelle aree visive extrastriate della via dorsale e si pensa che possano essere sensibili anche al moto reale[58][59]. In questa maniera, la percezione del moto implicito potrebbe attivare circuiti simili a quelli attivati durante la percezione del moto reale, provocando probabilmente le illusioni percettive. Un altro esempio di questo fenomeno potrebbe accadere quando si finge di lanciare un legnetto al cane perché ce lo riporti.

Come fanno i prestigiatori a distrarre l'attenzione del pubblico?


image
James Randi.
I prestigiatori possono effettivamente controllare l'evidenza di un oggetto attraverso meccanismi di controllo dell'attenzione del pubblico con tecniche cosiddette bottom-up (dal fondo verso la cima) e/o top-down (dall'alto verso il basso). Gli oggetti che sono nuovi, inusuali, in forte contrasto o che si muovono sono evidenti e l'attenzione del pubblico è catalizzata verso di essi. Tali proprietà degli oggetti inducono un controllo bottom-up dell'attenzione (e sono utilizzate per ottenere la cosiddetta "distrazione passiva" nella teoria della magia o la "cattura attenzionale esogena" in psicologia)[60][61], in quanto l'attenzione è guidata dall'aumento di attività nel sistema sensoriale ascendente. Un mezzo con cui un prestigiatore potrebbe ottenere un controllo bottom-up dell'attenzione è il volo improvviso di una colomba.

Lo sguardo dello spettatore si focalizzerà sul volo della colomba e questo darà al prestigiatore alcuni attimi in cui, inosservato, potrà condurre una manovra segreta. Un altro aspetto dell'attenzione bottom-up sfruttato dai prestigiatori è il fatto che, se più di un movimento è visibile, lo spettatore tenderà a seguire quello più grande (che è il più evidente)[62]. Da qui l'assioma del prestigiatore "un grande movimento copre un piccolo movimento". Un processo neurale che potrebbe essere alla base di questo assioma è il meccanismo profondo di controllo dell'aumento di contrasto (o dell'adattamento all'aumento di contrasto)[63]. Nel controllo dell'aumento di contrasto il contrasto percepito è condizionato dagli stimoli circostanti (mentre nell'adattamento all'aumento di contrasto il contrasto percepito di uno stimolo è condizionato da quello di uno stimolo precedente)[64]. Uno stimolo grande o in rapido movimento potrebbe perciò diminuire l'evidenza percepita di uno stimolo piccolo o che si muove lentamente che si presenta simultaneamente (nel controllo dell'aumento di contrasto) o successivamente (nell'adattamento all'aumento di contrasto). Si sa che gli stimoli insoliti producono risposte neurali più forti nella corteccia inferotemporale (area IT), nell'ippocampo, nella corteccia prefrontale e nell'area laterale interparietale[65][66][67][68][69]: questi effetti sono attribuiti ai processi di attenzione bottom-up.

L'evidenza di un oggetto può anche essere aumentata dirigendo attivamente l'attenzione su di esso. Per esempio, un prestigiatore potrebbe chiedere a una persona di eseguire un compito che implichi l'uso di un determinato oggetto, cosicché alcuni cambiamenti che accadranno su un secondo oggetto potranno passare inosservati. Tali tecniche sono considerate valide per indurre un controllo top-down dell'attenzione (e sono utilizzate dai prestigiatori per realizzare la "distrazione attiva"[70][71] o dagli psicologi per produrre la "cattura attenzionale esogena"), in quanto modulano (in senso crescente o decrescente) l'attività neurale nelle aree profonde del cervello attraverso rimandi dalle aree superficiali che sono implicate nelle funzioni cognitive[72]. Un esempio di modulazione top-down dell'attenzione è fornito da un recente lavoro di Chen e colleghi[73], che mostra che le risposte neurali nella corteccia visiva primaria, un' area primitiva che elabora le immagini, sono accresciute in funzione della difficoltà del compito, durante l'esecuzione di attività che richiedono attenzione. Un altro esempio di controllo top-down dell'attenzione è quando un prestigiatore chiede al pubblico di guardare attentamente un oggetto che viene manipolato in una mano, mentre contemporaneamente sta eseguendo un'azione segreta nell'altra mano. I princìpi che sono alla base della cattura dell'attenzione e del controllo dell'aumento di contrasto e dell'adattamento all'aumento di contrasto si applicano anche agli altri sistemi sensoriali, per esempio il sistema somatosensoriale.

I borseggiatori utilizzano tecniche simili a quelle utilizzate dai prestigiatori (per esempio le manovre dei giochi di prestigio) per manipolare la percezione e l'attenzione dei loro bersagli. Un modo con cui i borseggiatori manipolano il sistema somatosensoriale applicando l'assioma "un grande movimento copre un piccolo movimento" è il seguente. Per rubare un orologio direttamente dal polso di una vittima il borseggiatore potrebbe prima stringere il polso mentre l'orologio è ancora indossato[74] (invocando l'adattamento all'aumento di contrasto). Questa manovra ha due effetti. Primo, crea un'impressione di alto contrasto somatosensoriale che adatta i recettori del tocco nella pelle, rendendoli meno sensibili al successivo leggero tocco che sarà necessario per slacciare e sfilare l'orologio. Secondo, l'impressione di alto contrasto si lascia dietro un' immagine somatosensoriale postuma, dando adito all'illusione che l'orologio sia ancora lì anche dopo che è stato tolto.

Un altro modo con cui i prestigiatori possono alterare l'evidenza di un oggetto è il dividere l'attenzione del pubblico introducendo numerose azioni concorrenti[75]. Se due azioni iniziano quasi simultaneamente la prima che inizia carpirà maggiormente l'attenzione[76][77]. Segnali sociali, come gli sguardi dei prestigiatori (per esempio nel numero della palla che svanisce), la loro voce, la comunicazione verbale e il linguaggio del corpo (indicare, tensione/rilassamento) giocano anch'essi un ruolo importante nel manipolare il punto focale dell'attenzione del pubblico[78]. La distrazione accade non soltanto nello spazio (ciò che il pubblico guarda), ma anche nel tempo (il momento in cui il pubblico guarda). Così i prestigiatori si sforzano di distogliere l'attenzione dal momento del trucco e di deviarla verso il momento del magico. Infatti, in molti trucchi di magia l'azione segreta accade mentre gli spettatori pensano che il trucco non sia ancora iniziato o mentre pensano che sia già finito.

Molti prestigiatori usano la commedia e le risate come mezzo per ridurre l'attenzione focalizzata nei momenti critici. Il termine dei prestigiatori "time misdirection", "deviazione temporale dell'attenzione", si riferisce alla deliberata separazione del momento del metodo da quello dell'effetto. Di solito si introduce un breve scostamento temporale tra il trucco (che è la causa) e l'effetto, per impedire che lo spettatore effettui un collegamento causale tra i due momenti[79].

Illusioni della memoria e correlazioni illusorie


La magia funziona in circostanze avverse: il pubblico è di natura sospettosa e cercherà di trovare il trucco dietro l'effetto. Perciò gli osservatori del trucco magico cercheranno spesso di ricostruire gli eventi per capire cosa è successo. In ogni modo, un mago di successo o farà in modo che sia impossibile scoprire il trucco, o darà l'impressione che tutti i possibili trucchi siano esclusi (incluso il trucco effettivo) fino a che la magia sarà la sola spiegazione evidente[80][81]. Il mago può anche influenzare il ricordo che lo spettatore avrà dell'esibizione usando la misdirection: gli eventi che attirano l'attenzione dello spettatore saranno ricordati meglio di eventi meno evidenti[82], [83][84] Un'azione apparentemente naturale o spontanea, come il grattarsi la testa, non sarà memorabile (sebbene possa essere critica per l'esecuzione del trucco). Tacite supposizioni e implicite informazioni sono altrettanto importanti sia per la percezione del trucco magico che per la sua conseguente ricostruzione[85]. James Randi ha osservato che gli spettatori sono indotti più facilmente ad accettare entusiasticamente suggerimenti e informazioni sottintese che affermazioni dirette. Così, nel processo di ricostruzione, ciò che era implicito può essere ricordato come prova diretta. Il mago può inoltre influenzare futuri ricordi descrivendo eventi passati in modo tale da influenzare il processo di ricostruzione[86]. Ciò è conosciuto nelle scienze cognitive come "effetto disinformazione" – e cioè la tendenza a ridurre l'accuratezza del ricordo di un evento originale a causa delle informazioni devianti presentate dopo che un evento ha avuto luogo.

Questo effetto può perfino condurre alla creazione di una "falsa memoria" per eventi che non si sono mai verificati[87]. La leggenda del famoso trucco della corda indiana potrebbe essere parzialmente il risultato dell'effetto di un'informazione sbagliata. Nel trucco della corda indiana, un ragazzo si arrampica magicamente su una corda sospesa e sparisce alla sommità. Il mago segue il ragazzo fin dentro la zona invisibile alla sommità e lo taglia a pezzi (accadimento reso evidente dalle parti sanguinanti del corpo che cadono dalla zona invisibile giù a terra). Il mago in seguito scende dalla corda e magicamente reintegra il ragazzo, incolume. Di fatto, il trucco della corda indiana non è mai stato eseguito, nonostante i resoconti di numerosi testimoni[88][89][90]. Sebbene lo studio della falsa memoria e degli effetti dell'informazione sbagliata sia divenuto un argomento di primo piano nelle scienze cognitive nei decenni passati, è possibile che il campo si sarebbe potuto evolvere più velocemente se gli scienziati avessero guardato prima alle conoscenze elaborate intuitivamente dagli illusionisti e dai maghi sulla memoria umana. Perfino oggi, nonostante il sostanziale progresso che gli scienziati hanno già fatto in questa area, l'effetto della misdirection così come è utilizzata dai maghi potrebbe essere solidamente riprodotto in laboratorio per studiare il funzionamento neurale del meccanismo della memoria e, in particolare, del meccanismo della falsa memoria.

I maghi possono anche fare in modo che i loro spettatori colleghino erroneamente causa ed effetto. Noi tutti desumiamo causa ed effetto nella vita di tutti i giorni. Quando A precede B, spesso concludiamo che A causa B. Il mago esperto approfitta di questa conclusione facendo in modo che l'evento A (per esempio, il versare acqua su di una palla) preceda sempre l'evento B (in questo caso la scomparsa della palla). Comunque, A in realtà non causa B: il mago fa solamente in modo che sembri così[91][92]. Questo tipo di illusioni – vedere una correlazione quando non esiste – è definito "correlazione illusoria". Le correlazioni illusorie possono derivare da una valutazione errata delle informazioni disponibili, dalle aspettative dei partecipanti (come una precedente convinzione o una conoscenza stereotipata) e/o da attenzione e codifica delle informazioni selettive. In questa terza possibilità, le correlazioni illusorie possono presentarsi quando alcuni eventi catturano più attenzione o sono più facilmente codificabili nella memoria e ricordati rispetto ad altri eventi meno evidenti. Così il mago può effettivamente usare tecniche di misdirection per tracciare correlazioni illusorie tra due eventi non collegati.

Proprio come gli studiosi della percezione usano le illusioni visive per identificare il meccanismo neurale della percezione, i neuro-scienziati potrebbero usare le correlazioni illusorie per identificare il meccanismo neurale che è alla base dei processi cognitivi per l'analisi dei rapporti di causa ed effetto. In uno studio recente di Parris e colleghi[93], i partecipanti venivano sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre guardavano filmati di giochi di prestigio che riguardavano apparenti violazioni di causa ed effetto. L'attivazione cerebrale che veniva indotta dalla visione di questi filmati veniva confrontata con l'attivazione che si verificava in una situazione di controllo nella quale i partecipanti guardavano video di eventi che non implicavano nessuna apparente violazione causale. I risultati hanno mostrato che l'area frontale inferiore mediale veniva attivata in maniera maggiore durante la visione dei trucchi magici, in confronto alla visione dei video di controllo.

L'illusione della fiducia

I borsaioli si avvalgono molto della misdirection. Il contatto dello sguardo, il contatto del corpo[94] e l'invasione dello spazio personale della vittima sono efficaci tecniche di misdirection. Inoltre maghi e borsaioli professionisti usano tecniche consolidate di persuasione per manipolare la fiducia del loro pubblico e delle loro vittime.
image
Un manifesto di Houdini per il numero del "sepolto vivo".
Alcuni di questi principi sono anche usati dai truffatori in raggiri e frodi diverse.

Studi sulla formazione delle immagini nella mente di soggetti che partecipano online a giochi nei quali la fiducia ha un ruolo rilevante mostrano che l'attivazione nella corteccia paracingolata è fondamentale nella creazione di un rapporto di fiducia. Questa attivazione sembra essere collegata alla deduzione delle intenzioni del partner allo scopo di predirne il comportamento.
Una volta che la fiducia veniva stabilita, l'attività nell'area tegmentale ventrale, che è collegata alla valutazione della ricompensa attesa e ottenuta, era correlata al mantenimento della " fiducia condizionata"[95][96].

La "fiducia incondizionata" era correlata all'attività nell'area settale, che è collegata all'attaccamento sociale[97][98][99]. Ricerche future determineranno il ruolo della fiducia condizionata rispetto alla fiducia incondizionata nei piani dei truffatori.

I neuroscienziati possono trarre vantaggio dalle tecniche di persuasione usate dai maghi e dai borsaioli per identificare i circuiti neurali che sono alla base dei sentimenti di fiducia e sfiducia.

Le leggi della magia


Durante un'esibizione di magia vengono utilizzati degli accorgimenti che hanno il fine di manipolare l'attenzione e la coscienza. Questi accorgimenti sono stati identificati dagli illusionisti e nel corso dei secoli sono stati raffinati con notevole efficacia. Adesso i tempi sono maturi per portarli in laboratorio e utilizzarli per nuovi interessanti esperimenti e accurate quantificazioni. Si potrebbero, per esempio, così spiegare i percorsi meccanicistici del cervello che consentono ai trucchi magici di funzionare, e in più si creerebbero nuove e più efficaci tecniche di laboratorio per lo studio dell'attenzione e della coscienza di sé. Molte leggi della magia sono state discusse durante il simposio sulla Magia della Coscienza in occasione dell'XI convegno annuale dell'Associazione per lo Studio Scientifico della Coscienza (box a p. 43); alcune sono riportate qui di seguito.

Ogni gesto deve avere uno scopo

image
Silvan esegue una manipolazione di carte.
Durante lo svolgimento di un trucco di magia, è necessario servirsi di azioni innaturali. Così facendo, infatti, l'illusionista cerca di ridurre la diffidenza dello spettatore verso alcuni gesti essenziali. Un modo per ottenere questo risultato è dare uno scopo ai gesti innaturali in modo da farli apparire naturali[100]. Teller[101] definisce questa regola "Ogni gesto deve avere uno scopo".

Nella vita quotidiana guardiamo i gesti degli altri cercando di interpretare le loro intenzioni. Se vediamo qualcuno che si aggiusta gli occhiali, sistemandoseli più vicino agli occhi, deduciamo semplicemente che gli occhiali avevano bisogno di essere sistemati, senza nessuna ulteriore indagine. Un abile illusionista fa uso proprio di questi gesti innocenti per mascherare ulteriori movimenti in un processo chiamato "motivare i movimenti". Per esempio, gli illusionisti che restano muti sulla scena, come nel caso di Teller, possono trarre vantaggio da un gesto come quello di sistemarsi gli occhiali per nascondersi discretamente un piccolo oggetto in bocca (restando muti, non sveleranno l'inganno). Un illusionista meno abile potrebbe fare lo stesso gesto (avvicinare la mano alla bocca) senza motivarlo (aggiustandosi gli occhiali).
Così facendo, però, un tale gesto potrebbe insospettire e mettere in allerta il pubblico. In tal caso, gli spettatori pur non rendendosi perfettamente conto di come il trucco funzioni, potrebbero comunque avere la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Il bravo illusionista riveste ogni gesto con una motivazione convincente.

Ripetizione apparente, la tecnica del priming e "chiudere tutte le porte"

Nella vita quotidiana osservando ripetutamente un processo siamo capaci di dedurne il funzionamento. Il priming è un effetto ripetitivo nel quale la presentazione di uno stimolo simile a quello target genera successive presentazioni del target che risulta essere percettivamente più cospicuo[102].
image
Max Maven
Il priming è utilizzato per gli esperimenti, e dagli illusionisti, per influenzare la sensibilità del soggetto a percepire un particolare stimolo che verrà presentato più tardi. Inoltre, la tecnica della ripetizione può essere utilizzata per indurre illusioni sensoriali, come per esempio nella Vanishing Ball Illusion descritta in precedenza. Gli spettatori sono più portati a percepire l'illusione della palla che scompare a mezz'aria se hanno effettivamente visto prima una palla rimbalzare varie volte, in modo che essi siano preparati a come una palla reale dovrebbe comportarsi[103]. È chiaro, quindi, che il priming e la tecnica della ripetizione possono essere molto utili a creare alcuni effetti d'illusione.

Gli illusionisti utilizzano la tecnica della ripetizione anche per mascherare il segreto che si nasconde dietro un trucco di magia: infatti quando uno spettatore vede un trucco ripetuto, dà per scontato che il metodo sia lo stesso ogni volta. L'illusionista, invece, può di nascosto cambiare il metodo che sta alla base di ogni apparente ripetizione. Infatti, quando un abile illusionista ripete un trucco, la tecnica viene cambiata in maniera impercettibile e con un ritmo imprevedibile. In questo modo, ogni qual volta lo spettatore pensa ci sia un segreto dietro, viene contraddetto dalla ripetizione successiva.

L'illusionista potrebbe anche deliberatamente sollevare il dubbio che alla base del trucco ci sia una determinata spiegazione per poi dimostrare che il sospetto è infondatoLamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic. . In questo modo, egli chiude le porte ad ogni possibile spiegazione della soluzione del truccoThompson J., The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007). Dennett D., "Explaining the ‘magic' of consciousness", J. Cult. Evol. Psychol., n. 1, 2003, pp. 7-19. Tamariz J. (1988), The Magic Way, Madrid: Frakson Books. così che l'unica soluzione possibile sia di tipo "magico". Questa tecnica è ricordata come la Teoria di Tamariz delle False Soluzioni. L'uso delle ripetizioni apparenti ha anche il beneficio aggiuntivo di confondere il processo ricostruttivo dello spettatore. In più, le debolezze caratteristiche di ciascun metodo si annullano l'una con l'altraLamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic. .

Non ripetere mai lo stesso trucco due volte

Il corollario della teoria della "chiusura di tutte le porte" è che se l'illusionista ripete lo stesso trucco due volte davanti allo stesso pubblico, le probabilità che gli spettatori si rendano conto del metodo utilizzato e riescano a scoprire l'inganno aumentanoKing M., 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007). . In numerosi studi effettuati da Kuhn e colleghi, molti spettatori hanno capito il metodo utilizzato quando il trucco veniva mostrato per la seconda volta (Kuhn G., Tatler B.W., "Magic and fixation: now you don't see it, now you do", Perception, n. 34, 2005, pp. 1155-1161. , Kuhn G., Tatler B.W., Findlay J.M., Cole G.G., "Misdirection in magic: implications for the relationship between eye gaze and attention", Vis. Cogn., n. 16, 2008, pp. 391-405.) (Kuhn G., Land M.F., "There's more to magic than meets the eye", Curr. Biol., n. 16, 2006, pp. R950-R951. ) (Tatler B.W., Kuhn G., in Eye Movements: A Window on Mind and Brain (a cura di van Gompel R.P.G., Fischer M.H., Murray W.S., Hill R.L.) (2007), Oxford: Elsevier, pp. 697-714. ). In maniera analoga, molte delle dimostrazioni basate sul fenomeno della cecità per disattenzione possono essere effettuate una volta sola. Ad esempio, gli spettatori del video del basket descritto in precedenza, sono molto più portati a fare caso al gorilla se riguardano il filmato una seconda volta (Simons D.J., Chabris C.F., "Gorillas in our midst: sustained inattentional blindness for dynamic events", Perception, n. 28, 1999, pp. 1059-1074. ).

Conclusioni


image
Martin Gardner esegue la levitazione di un cucchiaino.
La magia combina i principi dell'attenzione, della coscienza, della fiducia e della percezione, allo scopo di ingannare il pubblico sia in maniera segreta che palese. Sia che li usi per le esibizioni o come mezzo illecito per sottrarre alle vittime soldi o valori, l'abile esecutore di questi principi si avvale di efficaci e geniali sistemi di manipolazione che sono di grande interesse per coloro che studiano il sistema nervoso cercando spiegazioni a livello neurologico della percezione, della memoria, della sensibilità, dei legami sociali, della deduzione e della coscienza. Fra tutti questi mezzi, vorremmo enfatizzare l'uso della misdirection come mezzo per creare delle illusioni cognitive come nel caso di fenomeni quali la cecità dovuta alla disattenzione, la cecità ai cambiamenti, le illusioni memoniche e le correlazioni illusorie. I maghi sono capaci di ottenere questi effetti sera dopo sera, e sotto stretto controllo. Quando si progetta un trucco difficile bisognerebbe tenere in considerazione i principi fondamentali della magia: deve sembrare che ogni gesto abbia uno scopo; non bisogna ripetere lo stesso trucco due volte; i trucchi di maggior successo fanno uso della tecnica della ripetizione apparente per chiudere le porte a eventuali spiegazioni del mistero, eccetto la "magia" stessa.

La neuroscienza cognitiva cerca di smontare, ricostruire e interpretare l'intero spettro delle percezioni determinando le correlazioni neurali dei vari processi cognitivi che costituiscono le nostre esistenze. Le tecniche magiche sono in grado di fornire metodi e intuizioni che potrebbero aiutare a spiegare cosa avviene nel cervello quando uno spettatore pensa di sapere cosa sta accadendo sul palcoscenicoDennett D., "Explaining the ‘magic' of consciousness", J. Cult. Evol. Psychol., n. 1, 2003, pp. 7-19. . Le possibilità di usare la magia come una risorsa delle illusioni cognitive per aiutare a isolare i circuiti neurologici che sottostanno a specifiche funzioni cognitive sono infinite. Ad esempio, gli illusionisti autori di quest'articolo enfatizzano l'uso dell'umorismo come un importante aiuto per la buona riuscita di numerosi trucchi. La loro idea è che quando il pubblico sta ridendo l'attenzione non è elevata. Così, l'illusionista potrebbe fare virtualmente qualsiasi cosa mentre il pubblico ride, senza che nessuno se ne renda conto. La registrazione dell'attività neurologica (attraverso la risonanza magnetica funzionale, l'elettroencefalogramma, la magnetoencefalografia, eccetera) di una persona mentre guarda un trucco magico umoristico potrebbe aiutare i ricercatori a determinare la possibile interazione tra l'attenzione e la sensazione di allegria. Ulteriori possibili usi della magia sono già stati tentati sperimentalmente nella scienza cognitiva, come ad esempio l'utilizzo della tecnica magica del palming per portare i soggetti a discorrere delle ragioni di scelte che nella realtà non hanno fatto (Johansson P., Hall L., Sikstrom S., Tarning B., Lind A., "How something can be said about telling more than we can know: on choice blindness and introspection", Conscious. Cogn., n. 15, 2006, pp. 673-692. ) (Johansson P., Hall L., Sikstrom S., Olsson A., "Failure to detect mismatches between intention and outcome in a simple decision task", Science, n. 310, 2005, pp. 116-119. ) (box in basso). Le illusioni magiche cognitive sono oltretutto un eccezionale metodo con il quale dissociare la percezione cosciente dagli eventi fisici reali. Infatti, uno scopo primario della magia è isolare quegli eventi che l'illusionista non vuole che gli spettatori notino da quelli che invece devono essere notati. Proponiamo pertanto che le tecniche magiche per la manipolazione dell'attenzione e della coscienza siano sfruttate per studiare direttamente le basi neurali e comportamentali della coscienza stessa, ad esempio attraverso l'uso delle varie tecniche di visualizzazione del cervello o altri metodi di registrazione neurologica. Se gli studiosi del sistema nervoso adottassero i metodi magici con la stessa abilità dei più bravi illusionisti, dovrebbero anch'essi essere in grado di controllare la coscienza sensoriale con precisione e in tempo reale, riuscendo contemporaneamente a valutare l'attivazione neurale a essi correlata.

Traduzione di Cristina Mascherpa, Daniela Mastropasqua, Luca Piovano, Eugenia Satta, Renato Verga. Pubblicato su Nature Reviews Neuroscience, vol. 9, novembre 2008, pp. 871-879. Riprodotto per gentile concessione degli autori.

Ringraziamenti

Siamo grati alla Barrow Neurological Foundation per aver finanziato questo studio (S.L.M. and S.M.C.), in aggiunta ai fondi provenienti dalla Science Foundation Arizona per S.L.M. (CAA 0091-07), dalla National Science Foundation per S.L.M. (0726113) e S.M.C. (0643306), l'Arizona Biomedical Research Commission per S.L.M. (06-083) e S.M.C. (07-102), e la Dana Foundation per S.M.C.

Links


http://smc.neuralcorrelate.com
http://macknik.neuralcorrelate.com
http://www.mackingshow.com
http://www.randi.org
http://www.istealstuff.com
http://www.pennandteller.com
http://johnnythompson.com
http://assc.caltech.edu/index.htm
http://www.mindscience.org

Glossario


After-discharge: Risposta sensoriale del neurone allo spegnimento di uno stimolo.
Zona cieca: Condizione neurologica nella quale un paziente con danni alla corteccia primaria visiva non è consapevole degli eventi visivi che avvengono nella parte corrispondente del campo visivo, nonostante dimostri una buona performance nei compiti visivi eseguiti in questa regione.
Cecità al cambiamento: Non riuscire a notare cambiamenti in un oggetto o scene durante un certo periodo di tempo.
Cecità da disattenzione: Non riuscire a notare un oggetto evidente o una caratteristica visibile in una scena a causa di attenzione deviata o di attenzione non impegnata a un livello sufficiente a raggiungere la percezione dell'oggetto.
Tecnica di impalmaggio: Tecnica usata dei maghi per nascondere oggetti nei palmi delle mani (che sono allontanate dall'osservatore), che ha l'effetto di far sembrare le mani vuote.
Microsaccadi: Brevi, involontarie saccadi che sono prodotte quando i soggetti tentano di fissare il loro sguardo su un obiettivo visivo.
Saccade: Rapido movimento a scatto dell'occhio che trasporta la fovea da un obiettivo visivo a un altro in una traiettoria rettilinea.
Smooth pursuit movement: Tipo di movimento dell'occhio nel quale la fovea retinea segue in modo scorrevole la posizione di un oggetto in movimento.

Note

1) Christopher M., Christopher M. (2006), The Illustrated history of Magic, New York: Carroll & Graf.
2) Troncoso X.G., Macknik S.L., Martinez-Conde S., "Novel visual illusions related to Vasarely's ‘nested squares' show that corner salience varies with corner angle", Perception, n. 34, 2005, pp. 409-420.
3) Troncoso X. G., et al., "BOLD activation varies parametrically with corner angle throughout human retinotopic cortex", Perception, n. 36, 2007, pp. 808-820.
4) Troncoso X.G., Macknik S.L., Martinez-Conde S., "Corner salience varies linearly with corner angle during flicker-augmented contrast: a general principle of corner perception based on Vasarely's artworks", Spat. Vis. (in press).
5) Macknik S.L., Martinez-Conde S., "The spatial and temporal effects of lateral inhibitory networks and their relevance to the visibility of spatiotemporal edges", Neurocomputing, n. 58-60, 2004, pp. 775-782.
6) Macknik S.L., "Visual masking approaches to visual awareness", Prog. Brain Res., n. 155, 2006, pp. 177-215.
7) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
8) Tse P.U., Hsieh P.J., "Component and intrinsic motion integrate in ‘dancing bar' illusion", Biol. Cybern., n. 96, 2007, pp. 1-8.
9) Tse P.U., Hsieh P.J., "Component and intrinsic motion integrate in ‘dancing bar' illusion", Biol. Cybern., n. 96, 2007, pp. 1-8.
10) Pack C.C., Born R.T., "Temporal dynamics of a neural solution to the aperture problem in visual area MT of macaque brain", Nature, n. 409, 2001, pp. 1040-1042.
11) Pack C.C., Livingstone M.S., Duffy K.R., Born R.T., "End-stopping and the aperture problem: twodimensional motion signals in macaque V1", Neuron, n. 39, 2003, pp. 671-680.
12) Pack C.C., Gartland A.J., Born R.T., "Integration of contour and terminator signals in visual area MT of alert macaque", J. Neurosci., n. 24, 2004, pp. 3268-3280.
13) Roget P.M., "Explanation of an optical deception in the appearance of the spokes of a wheel seen through vertical apertures", Philos. Trans. R. Soc. Lond. B Biol. Sci., n. 115, 1825, pp.131-140.
14) Munsterberg H. (1916), The Photoplay. A Psychological Study, New York/Londra: Appelton and Co.
15) 14) Wertheimer M. (1925), Drei Abhandlungen zur Gestalttheorie, Erlangen: Philosophische Akademie.
16) Macknik S.L., Martinez-Conde S., "Dichoptic visual masking reveals that early binocular neurons exhibit weak interocular suppression: implications for binocular vision and visual awareness", J. Cogn. Neurosci., n. 16, 2004, pp. 1049-1059.
17) Yarbus A.L. (1967), Eye Movements and Vision, New York: Plenum.
18) Macknik S.L., Livingstone M.S., "Neuronal correlates of visibility and invisibility in the primate visual system", Nature Neurosci., n. 1, 1998, pp. 144-149.
19) Macknik S.L., Martinez-Conde S., Haglund M.M., "The role of spatiotemporal edges in visibility and visual masking", Proc. Natl Acad. Sci. USA, n. 97, 2000, pp. 7556-7560.
20) Tse P.U., "Voluntary attention modulates the brightness of overlapping transparent surfaces", Vision Res., n. 45, 2005, pp. 1095-1098.
21) Carrasco M., "Covert attention increases contrast sensitivity: psychophysical, neurophysiological and neuroimaging studies", Prog. Brain Res., n. 154, 2006, pp. 33-70.
22) Pestilli F., Carrasco M., "Attention enhances contrast sensitivity at cued and impairs it at uncued locations", Vision Res., n. 45, 2005, pp. 1867-1875.
23) Carrasco M., Penpeci-Talgar C., Eckstein M., "Spatial covert attention increases contrast sensitivity across the CSF: support for signal enhancement", Vision Res., n. 40, 2000, pp. 1203-1215.
24) Desimone R., Duncan J., "Neural mechanisms of selective visual attention", Annu. Rev. Neurosci., n. 18, 1995, pp. 193-222.
25) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
26) Robbins A., The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
27) Rensink R.A., "Change detection", Annu. Rev. Psychol., n. 53, 2002, pp. 245-277.
28) O'Regan J.K., Deubel H., Clark J.J., Rensink R.A., "Picture changes during blinks: looking without seeing and seeing without looking", Vis. Cogn., n. 7, 2000, pp. 191-211.
29) Grimes J., in Perception: Vancouver Studies in Cognitive Science (a cura di Atkins, K.) (1996), New York: Oxford Univ. Press, pp. 89-110.
30) Rensink R.A., O'Regan J.K., Clark J.J., "Image flicker is as good as saccades in making large scene changes invisible", Perception, n. 24 (suppl.), 1995, pp. 26-27.
31) Rensink R.A., O'Regan J.K., Clark J.J., "To see or not to see: the need for attention to perceive changes in scenes", Psychol. Sci., n. 8, 1997, pp. 368-373.
32) O'Regan J.K., Rensink R.A., Clark J.J., "Changeblindness as a result of ‘mudsplashes'", Nature, n. 398, 1999, p. 34.
33) Rensink R.A., O'Regan J.K., Clark J.J., "On the failure to detect changes in scenes across brief interruptions" Vis. Cogn., n. 7, 2000, pp. 127-149.
34) Simons D.J., Franconeri S.L., Reimer R.L., "Change blindness in the absence of a visual disruption", Perception, n. 29, 2000, pp. 1143-1154.
35) Simons D.J., Chabris C.F., "Gorillas in our midst: sustained inattentional blindness for dynamic events", Perception, n. 28, 1999, pp. 1059-1074.
36) Memmert D., "The effects of eye movements, age, and expertise on inattentional blindness", Conscious Cogn., n. 15, 2006, pp. 620-627.
37) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
38) Kuhn G., Tatler B.W., "Magic and fixation: now you don't see it, now you do", Perception, n. 34, 2005, pp. 1155-1161.
39) Kuhn G., Tatler B.W., Findlay J.M., Cole G.G., "Misdirection in magic: implications for the relationship between eye gaze and attention", Vis. Cogn., n. 16, 2008, pp. 391-405.
40) Martinez-Conde S., Macknik S.L., "Windows on the mind", Sci. Am., n. 297, 2007, pp. 56-63.
41) Engbert R., Kliegl R., "Microsaccades uncover the orientation of covert attention", Vision Res., n. 43, 2003, pp. 1035-1045.
42) Hafed Z.M., Clark J.J., "Microsaccades as an overt measure of covert attention shifts", Vision Res., n. 42, 2002, pp. 2533-2545.
43) Kuhn G., Land M.F., "There's more to magic than meets the eye", Curr. Biol., n. 16, 2006, pp. R950-R951.
44) Milner A.D., Goodale M.A., "Two visual systems re-viewed", Neuropsychologia, n. 46, 2008, pp. 774-785.
45) James T.W., Culham J., Humphrey G.K., Milner A.D., Goodale M.A., "Ventral occipital lesions impair object recognition but not object-directed grasping: an fMRI study", Brain, n. 126, 2003, pp. 2463-2475 (2003).
46) Milner A.D., Goodale M.A., "Visual pathways to perception and action", Prog. Brain Res., n. 95, 1993, pp. 317-337.
47) Goodale M.A., Milner A.D., "Separate visual pathways for perception and action", Trends Neurosci., n. 15, 1992, pp. 20-25.
48) Haffenden A.M., Schiff K.C., Goodale M.A., "The dissociation between perception and action in the Ebbinghaus illusion: nonillusory effects of pictorial cues on grasp", Curr. Biol., n. 11, 2001, pp. 177-181.
49) Goodale M.A., Haffenden A., "Frames of reference for perception and action in the human visual system", Neurosci. Biobehav. Rev., n. 22, 1998, pp. 161-172.
50) Aglioti S., DeSouza J.F., Goodale M.A., "Sizecontrast illusions deceive the eye but not the hand", Curr. Biol., n. 5, 1995, pp. 679-685.
51) Milner A.D., Goodale M. (1995), The Visual Brain in Action, Oxford: Oxford Univ. Press.
52) Bridgeman B., Lewis S., Heit G., Nagle M., "Relation between cognitive and motor-oriented systems of visual position perception", J. Exp. Psychol. hum. Percept. Perform., n. 5, 1979, pp. 692-700.
53) Poppel E., Held R., Frost D., "Residual visual function after brain wounds involving the central visual pathways in man", Nature, n. 243, 1973, pp. 295-296.
54) Weiskrantz L., Warrington E.K., Sanders M.D., Marshall J., "Visual capacity in the hemianopic field following a restricted occipital ablation", Brain, n. 97, 1974, pp. 709-728.
55) Kuhn G., Land M.F., "There's more to magic than meets the eye", Curr. Biol., n. 16, 2006, pp. R950-R951.
56) Freyd J.J., Finke R.A., "Representational momentum", J. Exp. Psychol. Learn. Mem. Cogn., n. 10, 1984, pp. 126-132.
57) Assad J.A., Maunsell J.H.R., "Neuronal correlates of inferred motion in primate posterior parietal cortex", Nature, n. 373, 1995, pp. 518-521.
58) Krekelberg B., Dannenberg S., Hoffmann K.P., Bremmer F., Ross J., "Neural correlates of implied motion", Nature, n. 424, 2003, pp. 674-677.
59) Krekelberg B., Vatakis A., Kourtzi Z., "Implied motion from form in the human visual cortex", J. Neurophysiol., n. 94, 2005, pp. 4373-4386.
60) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
61) Bex P.J., Mareschal I., Dakin S.C., "Contrast gain control in natural scenes", J. Vis., n. 7, 2007, pp. 12.1-12.
62) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
63) Bex P.J., Mareschal I., Dakin S.C., "Contrast gain control in natural scenes", J. Vis., n. 7, 2007, pp. 12.1-12.
64) Maattanen L.M., Koenderink J.J., "Contrast adaptation and contrast gain control", Exp. Brain Res., n. 87, 1991, pp. 205-212.
65) Li L., Miller E.K., Desimone R., "The representation of stimulus familiarity in anterior inferior temporal cortex", J. Neurophysiol., n. 69, 1993, pp. 1918-1929.
66) Brown M.W., Bashir Z.I., "Evidence concerning how neurons of the perirhinal cortex may effect familiarity discrimination", Philos. Trans. R. Soc. Lond. B Biol. Sci., n. 357, 2002, pp. 1083-1095.
67) Lanyon L.J., Denham S.L., "A biased competition computational model of spatial and object-based attention mediating active visual search", Neurocomputing, n. 58-60, 2004, pp. 655-662.
68) Desimone R., "Neural mechanisms for visual memory and their role in attention", Proc. Natl Acad. Sci. USA, n. 93, 1996, pp. 13494-13499.
69) Miller E.K., "The prefrontal cortex and cognitive control", Nature Rev. Neurosci., n. 1, 2000, pp. 59-65.
70) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
71) Sharpe S. (1988), Conjurers Psychological Secrets, Alberta: Hades.
72) Macknik S.L., Martinez-Conde S., "The role of feedback in visual masking and visual processing", Adv. Cognit. Psychol., n. 3, 2007, pp. 125-152.
73) Chen Y. et al., "Task difficulty modulates the activity of specific neuronal populations in primary visual cortex" Nature Neurosci., 6 luglio 2008 (doi:10.1038/nn.2147).
74) Joseph E. (1992), How to Pick Pockets for Fun and Profit, Colorado Springs: Piccadilly Books.
75) Robbins A., The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
76) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
77) Ascanio A. (1982), The Psychology of Palming, Madrid: Ascanio.
78) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
79) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
80) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
81) Thompson J., The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
82) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
83) Robbins A., The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
84) Pickrell J.E., Bernstein D.M., Loftus E.F., in Cognitive Illusions (a cura di Pohl R.F.) (2004), New York: Psychology Press, pp. 345-361.
85) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
86) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
87) Pickrell J.E., Bernstein D.M., Loftus E.F., in Cognitive Illusions (a cura di Pohl R.F.) (2004), New York: Psychology Press, pp. 345-361.
88) Wiseman R., Lamont P., "Unravelling the Indian ropetrick", Nature, n. 383, 1996, pp. 212-213.
89) Lamont P. (2005), The Rise of the Indian Rope Trick, Abacus Publishing.
90) Dennett D., "Explaining the ‘magic' of consciousness", J. Cult. Evol. Psychol., n. 1, 2003, pp. 7-19.
91) Teller, The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
92) Martinez-Conde S., Macknik S.L., "Mind tricks", Nature, n. 448, 2007, p. 414.
93) Parris B.A., Kuhn G., Hodgson T.L., "Imaging the impossible: a neuroimaging study of cause and effect violations in magic tricks", 35th Annual Meeting of the Society for Neuroscience (Atlanta, 2006).
94) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
95) Andreasen N.C. et al., "Positive and negative symptoms of schizophrenia: past, present, and future", Acta Psychiatr. Scand. Suppl., n. 384, 1994, pp. 51-59.
96) Fiorillo C.D., Tobler P.N., Schultz W., "Discrete coding of reward probability and uncertainty by dopamine neurons", Science, n. 299, 2003, pp. 1898-1902.
97) Moll J. et al., "Human fronto-mesolimbic networks guide decisions about charitable donation", Proc. Natl Acad. Sci. USA, n. 103, 2006, pp. 15623-15628.
98) Bartels A., Zeki S., "The neural correlates of maternal and romantic love", Neuroimage, n. 21, 2004, pp. 1155-1166.
99) Aron A. et al., "Reward, motivation, and emotion systems associated with early-stage intense romantic love", J. Neurophysiol., n. 94, 2005, pp. 327-337.
100) Lamont P., Wiseman R. (1999), Magic in Theory, Seattle: Hermetic.
101) Teller, The Magic of Consciousness symposium, 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).
102) Kolb B., Whishaw I.Q. (2008), Fundamentals of human Neuropsychology, Worth.
103) Kuhn G., 11th Annual Meeting of the Association for the Scientific Study of Consciousness (Las Vegas, 2007).

Categorie

Sullo stesso argomento

Prometeo